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Rimborsi dei ministri: tanto tuonò che non piovve
Rimborsi dei ministri: tanto tuonò che non piovve
Rimborsi dei ministri: tanto tuonò che non piovve
Redazione
8 anni fa
Dopo lo stallo di dicembre, i deputati hanno respinto sia gli emendamenti del PPD sia il rapporto di maggioranza

Il 13 dicembre 2018 tutto si risolse con un clamoroso pareggio. Dopo la decisione, presa per 38 voti contro 26 e un astenuto (su 65 schede distribuite), di non intentare una causa civile contro il Governo per la questione dei rimborsi spese, il Gran Consiglio avrebbe dovuto decidere quanto chiedere indietro per i benefit privi di base legale. Per farlo la Commissione della gestione aveva presentato due rapporti: quello di maggioranza di Fabio Bacchetta-Cattori (PPD) che lascia al Governo la possibilità di decidere se e quanto restituire – da luglio 2018, come suggerito dalla maggioranza, o da novembre 2011, come proposto da un emendamento del PPD – e quello di minoranza di Henrik Bang (PS), che chiede ai ministri di rimborsare gli ultimi 5 anni di indennità per il telefono, più i due mesi di stipendio versati a fine mandato.

Come ricorderete la discussione si era arenata al momento della votazione sull’entrata in materia sulle conclusioni del rapporto di maggioranza, sfociata appunto in un pareggio per 29 voti a 29 (il deputtao di MontagnaViva Germano Mattei si era astenuto, mentre Matteo Pronzini (MPS) aveva lasciato l'aula dopo l'esito della prima votazione, ndr), che aveva spinto la presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli a rimandare la trattanda.

Ebbene, anche nel corso dell’odierna seduta di Gran Consiglio non sono mancate le sorprese. L'entrata in materia sul rapporto di maggioranza è stata infine approvata con 44 voti favorevoli, 34 contrari e 2 astenuti e i deputati hanno così potuto chinarsi sui due emendamenti del PPD: il primo che propone ai ministri di restituire le spese telefoniche percepite a partire da novembre (dedotte quelle comprovate) e la seconda che chiede al Governo di riesaminare la risoluzione governativa 6840 mediante la quale era stato deciso un aumento del 4% dello stipendio dell’allora cancelliere Giuseppe Gianella. Aumento che, ha spiegato il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò, va restituito. “Agire nell'illegalità e permettere che altri agiscano nell'illegalità senza fare nulla è da irresponsabili. Riteniamo questo compromesso il minimo per chiudere questo capitolo grigio nella maniera meno disonorevole possibile”.  

Il gruppo PS ha confermato il proprio sostegno all'emendamento popolare democaratico mentre Fabio Bacchetta Cattori ha invitato, a nome della Commissione della gestione e delle finanze, a bocciarli e ad aprovare il rapporto di maggioranza. Il capogruppo PLR Alex Farinelli ha invece rammentato che "il Parlamento non è un tribunale".

Dal canto suo Pronzini ha ribadito di non voler partecipare alle votazioni. “Non voglio prendere parte a questa presa per i fondelli nei confronti della popolazione. Ancora una volta il Parlamento si è dimostrato arrogante verso i cittadini e succube del Governo: raccomandare o chiedere e non esigere è una presa in giro”.

Chiamati ad esprimersi, i deputati hanno bocciato entrambi sia gli emendamenti (il primo con 43 voti contrari, 34 favorevoli e 4 astenuti, il secondo con 39 voti contrari, 31 favorevoli e 3 astenuti) sia le conclusioni del rapporto di maggioranza (41 voti contrari, 31 favorevoli e 10 astenuti). Avendo votato l'entrata in materia, bocciando de facto il rapporto di minoranza, la questione è finita lì e non vi sarà alcun rimborso (a parte quelli già effettuati, ad esempio, dai consiglieri di Stato Manuele Bertoli e Christian Vitta).

nic

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