
Rullo di tamburi: sui rimborsi illegali che il Consiglio di Stato si è versato negli ultimi anni, una decisione è vicinissima. Quale sia però, il coordinatore della Sottocommissione finanze Fabio Bacchetta Cattori proprio non lo vuole dire. Del resto, spiega TeleTicino, la trattativa tra i partiti è ancora aperta e chiedere una restituzione entrando in conflitto con il Governo è comunque faccenda delicata.
Ma a Palazzo delle Orsoline anche i corridoi parlano. E così pare proprio che l’Esecutivo alla fine dovrà aprire il portafoglio perché la maggioranza della commissione sembra orientato in questa direzione. L’importo verrà stabilito in data da definire. Per chiarezza, ricordiamo, che i ministri hanno percepito 3 mila franchi all’anno a titolo di rimborso telefonico, senza alcuna base legale. Contestati sono inoltre le due mensilità elargite ai consiglieri di Stato uscenti, e i diecimila franchi attribuiti sempre ai ministri uscenti.
L’unanimità in una decisione politicamente tanto delicata è ovviamente auspicabile. Ma, sempre stando alle voci di corridoio raccolte dall'emittente di Melide, è più facile a dirsi che a farsi. Pare infatti che in Sottocommissione finanze ci sia chi non è molto convinto dell’opportunità di chiedere una restituzione dei famigerati rimborsi. Se ne parlerà, insomma, ancora e ancora: tanto più che il tema terrà banco anche dopodomani.
Non succedeva da 40 anni: giovedì l’aula del Gran Consiglio si animerà per una seduta straordinaria. Una seduta, organizzata in fretta e furia, dopo il decreto di non luogo a procedere del Procuratore Generale Andrea Pagani. A fine agosto, Matteo Pronzini, sempre lui, era tornato a chiedere alla Magistratura se non ravvisasse, nella vicenda dei rimborsi, il reato di abuso d’autorità. Pagani aveva fatto sapere che no, non lo ravvisava. Fra due giorni il parlamento deciderà se impugnare la decisione. L’ufficio presidenziale intanto oggi ha detto la sua: condividendo le conclusioni del procuratore Generale. Ma per il Governo i fronti aperti sono tanti e tali che ancora non è possibile tirare un sospiro di sollievo.
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CR
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