
Non è passata inosservata l'invettiva di Igor Righini nei confronti dell'Associazione Industrie Ticinesei (AITI) per essersi espressa contraria alla sperimentazione de "La Scuola che verrà" (vedi articolo suggerito). A rispondere al presidente socialista, che ha accusato l'associazione di permettere a molti affiliati di assumere personale straniero "a paghe da sottosviluppo" invece di formarlo sul territorio, è lo stesso presidente Fabio Regazzi. Su Facebook, in un post intitolato "Righini e il suo PS: il partito che ti rende pecora", il presidente di AITI critica l'uscita di Righini, accusandolo di non conoscere la realtà imprenditoriale ticinese di cui parla.
"Ho letto il volo pindarico del presidente del PS Igor Righini su Facebook contro AITI, rea di aver espresso il proprio No al progetto alla Scuola che verrà" esordisce Regazzi. "Righini, improvvisatosi leone da tastiera, si scaglia contro il lupo AITI (con toni che per altro ricordano quei patetici dittatori latino-americani che nella storia tanto sono piaciuti a certa sinistra e forse anche a lui) facendo di tutt’erba un fascio e non spende – ma del resto non lo ha mai fatto – una buona parola a favore dei moltissimi imprenditori che si danno da fare ogni giorno per mandare avanti la propria azienda e offrire posti di lavoro dignitosi".
"E’ forse allora bene ricordargli" prosegue Regazzi, "che non solo AITI è capitanata dal sottoscritto e non da Alberto Siccardi, ma soprattutto che le sue affiliate offrono oltre 300 posti di apprendistato (nella mia su 130 dipendenti ne abbiamo 12!) e ritengono che la formazione sia un valore fondamentale".
Il presidente motiva in seguito la scelta di non sostenere la riforma scolastica: "AITI, dopo un’ampia discussione in seno ai propri organi direttivi, cosa che non mi risulta che lo stesso DECS abbia fatto con il suo progetto presso i docenti, ha ritenuto infine che la sperimentazione proposta dal progetto della Scuola che verrà non sia convincente e ha pertanto espresso parere contrario spiegandone anche i motivi. Noi rispettiamo serenamente l’opinione di chi sostiene il progetto di sperimentazione in votazione il 23 settembre, a differenza del presidente del PS nei nostri confronti. Forse è perché il dibattito democratico e la libertà di opinione non sono mai stati di casa in parte della sinistra nostrana, che per questo preferisce rendere pecora la scuola anziché insegnarle a confrontarsi con i lupi".
"Righini se ne faccia comunque una ragione" conclude Regazzi. "AITI continuerà anche in futuro a dire la propria, in particolare su temi che sono sottoposti al voto popolare e importanti come la scuola. I suoi travasi di bile ci lasciano indifferenti e forse per curarli, o magari anche solo per prevenirli, potrebbe darsi da fare per conoscere davvero l’economia ticinese e il mondo delle imprese di cui non sa nulla ma che si permette di esprimersi sulla base di luoghi comuni e pregiudizi".
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