
La tensione in casa liberale, in seguito alla nascita, dell’associazione Incontro democratico, resta alta. Venerdì sulla neonata associazione s’è scagliata l’ira del ministro Gabriele Gendotti. "Se ne sentiva davvero la mancanza!", ha commentato con ironia il ministro. E poi l’affondo, con nomi e cognomi: "Il congresso di gennaio, con i rumorosi mugugni della sala che hanno sentito tutti, ha fatto capire chiaramente di non sentirsi rappresentato né dai Righinetti né dai Ducry. E allora penso che sia meglio per tutti e una volta per tutte che queste persone, da una parte e dall'altra, decidano in quali scarpe vogliono continuare a camminare”. Un attacco al quale Tullio Righinetti non poteva non replicare. E infatti oggi, sulle colonne del Corriere del Ticino, il deputato liberale risponde a tono. “Il ministro della cultura – scrive Righinetti - ha dapprima definito destabilizzante il nuovo movimento, aggiungendo, non senza contraddirsi, che su quasi tutti gli obiettivi si può convenire. Poi non ha resistito; ha dovuto bacchettare anche gli altri. Lo ha fatto nel modo più sbagliato. Non ha capito che il problema è di cultura politica, come direbbero i fondatori di Incontro democratico. Ha attaccato con nome e cognome un collega di vecchia data, indicandogli addirittura la via dei mari. No, noi dal consigliere di Stato leventinese non abbiamo nulla da imparare circa la fede e il metodo liberale, e rappresentiamo, con diversi altri leali colleghi, gli elettori di centro-destra, che in Ticino non sono pochi”. Gendotti – aggiunge Righinetti – “si è fatto anche bacchettare dal presidente nazionale, che gli ha ricordato che bisogna lavorare per aumentare gli aderenti al partito, non per diminuirli. Ha parlato di metodo liberale, un termine che non deve essergli particolarmente familiare. Forse ha dimenticato proprio il metodo, che liberale non era, da lui utilizzato tre anni or sono per sostituire una collega di Governo. Lo aveva fatto non certo con «un confronto aperto e sincero tra liberali e radicali, tra valori di libertà e giustizia» (sono parole sue), ma con operazioni dietro le quinte di cui non può andare fiero”. Il ministro, secondo Tullio Righinetti, “non ha capito, o forse non ha voluto capire”, perché “è opinione diffusa che ne fosse informato”, “che con la scusa della cultura, il gruppo radico-socialista sta guardando all'aprile del prossimo anno e ai seimila voti che hanno condizionato i risultati del 2007”. Voti, per intenderci, andati a Laura Sadis.“Più che confusione nell'elettorato – conclude Righinetti - il consigliere di Stato di Faido ha confuso i ruoli: invece di fare il pompiere ha fatto l'incendiario. Per spegnere il fuoco ci vuole ben altro”. Incontro democratico: “Stupore per l’ampiezza e i toni delle reazioni” Il comitato di Incontro democratico, in una nota stampa diramata in mattinata, manifesta “il suo stupore per l’ampiezza e i toni delle reazioni”. “Nel caso di Incontro democratico – prosegue la nota stampa - l’eco suscitata è stata a dir poco assordante e l’iniziativa è stata anzi caricata di significati che i suoi promotori non si erano mai neppure sognati”.E ancora: “Qualche giornalista e parecchi politici che hanno rilasciato commenti hanno creduto di potere o di dover dire la loro basandosi esclusivamente su insinuazioni e congetture senza documentarsi sul manifesto, gli statuti e i programmi della nostra associazione. Niente di nuovo, purtroppo. In un Cantone in cui la dietrologia la fa da padrona, superata solo dalla demagogia, ci si può aspettare questo e altro. A molti pare difficile accettare che in totale trasparenza, alla luce del sole, alcune persone di orientamento politico diverso diano vita ad un luogo di dibattito aperto, che ha la sola funzione di discutere su temi di società che interpellano tutti. Queste reazioni confermano comunque la validità delle ragioni per le quali è nato Incontro democratico”.
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