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Ticino
Rifugiati in fattoria? "Fattibile, ma..."
Redazione
11 anni fa
Il segretario agricolo Sem Genini commenta il progetto dell'USC, cui in Ticino ha aderito una sola azienda

L’Unione svizzera dei contadini (USC) e la Segreteria di stato dell’emigrazione (SEM) hanno comunicato ieri che dieci imprese svizzere hanno deciso di aderire a un progetto pilota della durata di tre anni, che prevede di assumere rifugiati riconosciuti e candidati ammessi provvisoriamente, in aziende agricole (vedi articolo correlato). Il progetto permetterebbe ai lavoratori stranieri “d’integrarsi meglio e ai contadini di disporre di mano d'opera.”

Abbiamo interpellato a questo proposito il segretario agricolo Sem Genini, dell’Unione dei contadini ticinesi. Secondo Genini a livello nazionale la proposta è sicuramente interessante e apporterà dei cambiamenti, perché in molti cantoni le aziende oggi non impiegano rifugiati.

Nella realtà ticinese Genini ritiene “che la proposta sia fattibile, anche se in realtà nel nostro Cantone sono anni che nell’orticoltura è utilizzata una manodopera di questo tipo con salari dignitosi che rispettano lo standard medio per la manodopera nell’agricoltura ossia quello proposto dall'USC 3200fr mensili.”

Secondo il segretario agricolo “la differenza, nel caso del Ticino è che questa manodopera proposta dal progetto è composta da persone che sono state accettate, che abitano in Ticino, la cui richiesta quindi non è pendente come nel caso di coloro che sono impiegati nelle opere pubbliche e che attendono di ricevere una risposta dalle autorità.”

Per Genini si tratta di un progetto interessante e utile per la collettività in quanto permette ai rifugiati di “integrarsi, migliorare le proprie conoscenze linguistiche e del territorio e diventare autonomi dal punto di vista finanziario senza gravare sul Cantone.”

Se da un lato può essere utile per le aziende orticole di grandi dimensioni presenti sul Piano di Magadino, sicuramente non si tratta di un progetto utile per le aziende piccolo-medie che esistono nelle nostre valli dove, prosegue Genini “ci vuole qualcuno che sia formato dai pastori” e dove i fondi per salariare del personale annualmente non sono tanti.

A proposito della proposta dell’USC di fornire alle aziende un indennizzo di 200 franchi mensili, Genini afferma che sebbene si tratti “già di qualcosa, se fossero di più, probabilmente più aziende aderirebbero all'idea.”

Avviandosi verso la conclusione, l’intervistato ci spiega che in Ticino un’azienda ha aderito al progetto e questo numero è dovuto probabilmente a due motivi: “Da un lato probabilmente i soldi per finanziare il progetto sono limitati e quindi per questo il numero di aziende accettate nel progetto era limitato a livello svizzero. Dall’altro lato suppongo non ci fosse la fila tra le aziende ticinesi per partecipare. Infatti si ricevono dei soldi, ma va tenuto conto anche degli oneri in contraccambio. Il futuro è incerto. Ad esempio, se un impiegato non mi serve più nel 2016 come faccio in qualità di azienda? Inoltre, se trovo un bravissimo ticinese che vuole lavorare nella mia azienda cosa posso fare? Devo privilegiare comunque un rifugiato? Infine, le aziende spesso impiegano del personale in funzione delle stagioni e impegnarsi per la durata di tre anni è complicato, si tratta di un periodo molto lungo e quindi di un impegno oneroso da assumere.”

SF

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