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Svizzera-UE
Riforma sulla disoccupazione dei frontalieri, Gobbi: «Stop a derive pericolose»
© CdT/Gabriele Putzu
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Red. Online
un'ora fa
Il consigliere di Stato leghista invita il Consiglio federale a «tutelare con decisione gli interessi del nostro Paese» per non pagare «un conto salatissimo»

«Qui non si tratta di un dibattito teorico o burocratico ma di ricadute concrete. Parliamo di centinaia di milioni di franchi e della sostenibilità del nostro sistema sociale». A parlare è  Norman Gobbi, sulle pagine del Mattino della domenica.

Di che cosa stiamo parlando

Nell'Unione europea è in corso una revisione della competenza per l'erogazione dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori frontalieri. Attualmente, in caso di disoccupazione dei lavoratori frontalieri, lo Stato di residenza è responsabile del pagamento delle indennità. In questo contesto il Paese dell'ultimo impiego rimborsa allo Stato di residenza le prestazioni erogate fino a un massimo di 5 mesi, secondo le aliquote vigenti nel Paese di residenza. Con la proposta di revisione del regolamento 883/2004 dell'UE spetterebbe allo Stato dell'ultimo impiego erogare l'indennità di disoccupazione ai lavoratori frontalieri anziché, come finora, al Paese di residenza. La riforma abolirebbe cioè il sistema di rimborso previsto finora dallo Stato dell'ultimo impiego a quello di residenza. La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) stima che i costi aggiuntivi per la Svizzera potrebbero essere compresi tra i 600 e i 900 milioni di franchi all'anno.

«Un assist per chi vuole fregare il sistema»

«Non solo è una disparità di trattamento verso i disoccupati residenti in Ticino», commenta il consigliere di Stato leghista, «ma può generare derive pericolose. Il nostro Cantone, per la sua posizione al confine, è particolarmente esposto al fenomeno delle società bucalettere. Il rischio è quello di incentivare contratti di breve durata o rapporti di lavoro costruiti ad arte, al solo scopo di maturare il diritto alle indennità svizzere di disoccupazione. Insomma, è un clamoroso assist per chi vuole fregare il sistema».

Gobbi, ha quindi aggiunto come «faccia riflettere vedere come si dia quasi per scontato che la Svizzera debba conformarsi automaticamente a decisioni prese dall’Unione europea». Secondo il consigliere di Stato leghista, «è fondamentale che Berna affronti questo dossier con grande fermezza. La Svizzera deve poter difendere i propri interessi senza subire automatismi o imposizioni indirette. I rapporti con l’Europa devono basarsi sul rispetto reciproco e non sulla logica della pressione politica». «La partita non è ancora finita e la posta in gioco è alta», ha concluso Gobbi. «Il Consiglio federale, anche attraverso il Comitato misto Svizzera-UE, ha ancora margine di manovra per tutelare con decisione gli interessi del nostro Paese ed è quello che auspico. In caso contrario, il conto sarà salatissimo».