
L’avevano detto da subito e oggi i partiti di sinistra e i sindacati, riuniti nel comitato "Stop ai tagli", hanno ufficialmente lanciato il referendum contro la riforma tributaria, approvata dalla maggioranza del Parlamento durante l'ultima sessione di dicembre.
La riforma favorisce i ricchi
Secondo il comitato la riforma favorisce chi guadagna cifre astronomiche, proponendo una riduzione dell'aliquota massima al 12% per chi ha un reddito imponibile di almeno 300'000 franchi. "Questo corrisponde a un regalo fiscale per chi percepisce un salario netto mensile di almeno 30’000 franchi, con la giustificazione di stimolare l’economia", scrive il comitato in una nota odierna. "Tuttavia, questa manovra comporterà minori entrate stimate a 96 milioni di franchi all'anno per Cantone e Comuni. In sostanza, un nuovo regalo ai ricchi a discapito della redistribuzione equa delle risorse e del rafforzamento del Servizio pubblico".
"Incosciente" proporre la riforma in questo periodo storico
Il comitato ritiene inoltre "incosciente" proporre una politica fiscale basata sugli sgravi ai redditi più elevati in questo particolare periodo storico, contraddistinto da difficoltà reali per la popolazione. Il comitato cita come esempio "l’esplosione dei premi di cassa malati, la perdita del potere d’acquisto a causa dell’inflazione o ancora la precarizzazione del mercato del lavoro". Inoltre le disuguaglianze stanno aumentando e la politica, sottolinea il comitato, "deve lavorare per una redistribuzione equa delle risorse, garantendo sostegno a chi ne ha più bisogno e imponendo una tassazione equa a chi può permetterselo. In questo modo si costruisce una società più giusta e solidale, che rispetta e protegge i diritti di tutti i suoi cittadini e di tutte le sue cittadine".
Con le finanze in profondo rosso, non c'è margine per nuovi sgravi
Secondo il comitato questa riforma fiscale risulta "ancora più incomprensibile" se inserita nel contesto politico e finanziario del Cantone: il preventivo 2024, nonostante proponga 130 milioni di tagli sui sussidi di cassa malati, sui salari dei dipendenti pubblici e sui contributi al settore sociosanitario, prevede un disavanzo di 105 milioni. "Ora più che mai, con le finanze in profondo rosso a causa dei quasi 200 milioni di sgravi degli ultimi anni, non c’è margine per nuovi sgravi a chi non ne ha bisogno", tuona il comitato.
Le argomentazioni di Ivo Durisch
"Il Governo e il Parlamento dal 2017 hanno adottato la politica di ridurre le imposte alle persone particolarmente facoltose. E oggi si continua in questa direzione. Questo ha portato minori entrate per il Cantone che, in qualche modo, ha dato un'alibi all'esecutivo e al legislativo per tagliare prestazioni e servizi alle persone più fragili, agli istituti per invalidi e ai sussidi di cassa malati". Così Ivo Durisch, capogruppo socialista, ha spiegato a Ticinonews le motivazioni del Comitato che hanno portato al lancio del referendum. "Se mancano entrate bisogna tagliare, questi due aspetti procedono parallelamente. Per questo faremo battaglia sia contro i tagli, sia contro la sistematica riduzione delle imposte a favore delle persone più benestanti".

