
Il ridottisimo scarto che divide i voti favorevoli e contrari sulla Riforma fiscale "dimostrano che in seno alla popolazione non ci sia un patto sociale a sostegno di questa riforma, contrariamente a quanto affermato ripetutamente da Govero e Parlamento". È il parere del comitato unitario contro la riforma fiscale in merito al risultato odierno, il quale annuncia che metterà in discussione gli ulteriori pacchetti di sgravi fiscali destinati alle persone particolarmente facoltose e alle grandi aziende.
"L’esito della votazione odierna sulla Riforma fiscale dimostra che la questione andava posta alla popolazione" si legge nella nota firmata da Enrico Borelli (segretario regionale UNIA), Igor Righini (presidente PS), Jessica Bottinelli (I Verdi) e Martino Rinaldi (Gioventù Socialista). "Il ridottissimo scarto che divide il No dai voti in favore degli sgravi fiscali è un risultato eccezionale ottenuto dal fronte di sinistra rosso-verde, considerate le forze in gioco e l’appoggio alla riforma di tutti i partiti di maggioranza. Un risultato per cui ringraziamo la popolazione che si è mobilitata contro questa riforma fiscale".
"Il risultato" prosegue la nota, "mostra come ci sia un Cantone spaccato in due non è rispecchiato dalla larga maggioranza con cui il Gran Consiglio ha sostenuto questa riforma. Non si può quindi affermare che questa riforma sia l’espressione di un patto sociale poiché in seno al Cantone reale e alla Popolazione questo patto non c’è".
"La politica non può limitarsi a prendere atto del risultato odierno, ma trarre motivi per una seria riflessione" sottolinea il comitato. "Il timore che gli sgravi fiscali facciano mancare le risorse allo Stato conducendo a ulteriori tagli alla politica sociale e familiare è reale e sentito dalla popolazione. Considerato questo risultato, metteremo quindi in discussione gli ulteriori pacchetti di sgravi fiscali destinati a una piccola percentuale della popolazione molto ricca e alle grandi aziende".
Secondo il comitato la politica deve dare una risposta ai ticinesi confrontati con problemi quotidiani che non siano sgravi fiscali ai milionari e alle grandi aziende: "Le condizioni di lavoro e i salari in Ticino stanno peggiorando: abbiamo i peggiori salari della Svizzera, di oltre mille franchi inferiori rispetto alla media nazionale. La popolazione è particolarmente colpita dai costi dei premi cassa-malati e dell’alloggio, il ceto medio si sta impoverendo, un Ticinese su tre vive a rischio povertà e la situazione dell’assistenza sociale è allarmante".
"La minima differenza tra i Sì e i No del voto odierno, così come la bassa partecipazione al voto, evidenziano anche come la popolazione sia stata chiamata a votare su un oggetto poco chiaro" evidenzia il comitato. "Infatti, benché si sia votato esclusivamente sulla modifica della legge tributaria, i sostenitori della riforma hanno fatto volontariamente pesare il ricatto del ritiro delle misure sociali, già votate in Parlamento e che non sono state messe in discussione da un referendum. Questo dimostra che la politica sociale e familiare, invece di essere l’oggetto di sistematici risparmi e tagli, come accaduto con l’ultima manovra finanziaria di risparmio, debba essere implementata e rafforzata" conclude la nota.
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