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Ticino
"Riforma fiscale federale, un altro ricatto"
"Riforma fiscale federale, un altro ricatto"
"Riforma fiscale federale, un altro ricatto"
Redazione
8 anni fa
I Verdi del Ticino sostengono il referendum e l’opposizione alla nuova base legale per la sorveglianza degli assicurati

I Verdi del Ticino sostengono il referendum contro la riforma fiscale federale e ribadiscono l’opposizione alla nuova base legale per la sorveglianza degli assicurati. Il Comitato cantonale si è espresso all’unanimità e il movimento ambientalista considera "inaccettabile" il "ricatto che il parlamento federale vuole imporre ai cittadini". Inoltre "è dannoso per la collettività insistere con sgravi fiscali a pioggia senza nessun criterio qualitativo sull’operato sociale e ambientale delle imprese. La riforma ravviva una logica disastrosa di concorrenza fiscale inter cantonale".

"La riforma fiscale non prevede inoltre alcun criterio qualitativo rispetto all’operato delle imprese che ne beneficeranno. Imprese irresponsabili a livello ambientale e sociale beneficeranno di ulteriori sgravi fiscali nonostante causino importanti costi esterni alla comunità - si legge in un comunicato -  Per I Verdi è fuorviante cercare di accreditare l’idea che vi sia una simmetria tra gli sgravi fiscale e un presunto consolidamento dell’AVS che si fonda, soprattutto, sull’aumento dei prelievi sui salari. Grazie agli strumenti fiscali inseriti nella riforma, verrà ridotta di quasi la metà la tassazione degli utili societari, aumentando una redistribuzione patrimoniale a favore dei più ricchi".

"Secondo i Verdi la riforma comporterà dai quattro ai cinque miliardi di franchi di minori entrate fiscali all’anno, mancanze che avranno sicuramente conseguenze per quel che riguarda i servizi pubblici essenziali, così come di tutti quegli investimenti necessari per soddisfare le esigenze economiche, sociali e ambientali prioritarie. Le possibili conseguenze nell’erogazione di servizi pubblici basilari, come ad esempio quelli attinenti alla sfera domestica, tenderanno inevitabilmente ad aumentare la percentuale di lavoro non retribuito (a cominciare dal lavoro domestico e di cura) svolto principalmente dalle donne".

I Verdi sottolineano infine che "contrariamente a quanto affermano i sostenitori della riforma, la sua accettazione non dà alcuna garanzia che non venga riproposta, in termini anche ravvicinati, l’aumento dell’età pensionabile, prima per le donne (a 65 anni) e poi per tutti a 67 anni".

I Verdi, come detto, confermano anche la loro opposizione alla base legale che permette una maggiore sorveglianza degli assicurati, definita una "pesante intrusione nella sfera privata che e criminalizza cittadini e cittadine che già si trovano in una situazione personale difficile (invalidità, malattia e disoccupazione). La lotta agli abusi va focalizzata laddove le perdite per la comunità sono maggiori, ad esempio sull’evasione fiscale".

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