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Ridurre il canone si può
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Ridurre il canone si può
Redazione
11 anni fa
L'Azione per la libertà di stampa chiede che la SSR lasci internet ai privati. "Causa distorsioni della concorrenza"

L’Azione per la libertà di stampa ha presentato oggi il suo documento di lavoro sul «servizio pubblico», come pure uno studio dell’Università di San Gallo.

L’analisi delle offerte di radiodiffusione private dimostra che, nel settore dei media elettronici in particolare, le offerte private non cessano di migliorare e di moltiplicarsi. La grande varietà dei media sarebbe ancora più impressionante se gli operatori finanziati con i fondi pubblici fossero meno attivi nei settori puramente commerciali di quanto lo siano gli operatori privati. Le reti della SSR/SRG, che sono finanziate dal canone, frenano lo sviluppo delle offerte private. Questi aspetti devono essere presi in considerazione nella definizione del «servizio pubblico», ma anche nei dibattiti sulla nuova concessione della SSR/SRG.

Nel quadro di un recente studio, l’Istituto Media e comunicazioni dell’Università di San Gallo ha analizzato le offerte di alcune reti di radio e televisione accuratamente scelte. Un confronto di quest’ultime con le offerte della SSR/SRG, finanziate dal canone, ha dimostrato che queste non solo causerebbero delle gravi distorsioni della concorrenza, ma frenerebbero anche lo sviluppo e la forza innovativa degli operatori privati. Con l’emergere delle reti tematiche nel settore radiofonico, la moltiplicazione delle offerte puramente commerciali (soprattutto d’intrattenimento) nel campo della televisione, come pure con le numerose serie e siti WEB, la SSR/SRG si sta vieppiù allontanando dalla sua missione precipua e riduce la diversità dei media.

Le offerte mediatiche private proposte nel 21° secolo e le nuove possibilità tecnologiche devono essere apprezzate nel loro giusto valore nel rapporto del Consiglio federale sul «servizio pubblico», rapporto annunciato per la metà del 2016. Bisogna anche garantire che gli operatori privati siano trattati in maniera equa dalle imprese statali (SSR/SRG, La Posta, Swisscom), per esempio per l’accesso alla TV interattiva o per lo sfruttamento di quest’ultima.

L’annunciato rapporto del Consiglio federale sul «servizio pubblico» non deve orientarsi su uno statu quo totalmente superato bensì, al contrario, basarsi sulla creazione di condizioni quadro moderne e che favoriscano la concorrenza. Si dimostrerà così come il principio di sussidiarietà possa essere rafforzato, le attività della SSR/SRG diminuite e la tassa mediatica ridotta di conseguenza: un «servizio pubblico» moderno si limita a delle prestazioni che lo Stato deve imperativamente fornire e che i privati non offrono o non vogliono offrire. Tutto il resto deve perciò sottostare al libero gioco della concorrenza e lasciato alle aziende private.

Tenuto conto di quanto precede, l’Azione per la libertà di stampa chiede quanto segue:

L’Internet deve essere lasciato agli operatori privati: la SSR/SRG deve limitarsi a sfruttare una audioteca e una videoteca.

Il mandato di «servizio pubblico» per la radio e la televisione deve essere definito con precisione. Si prenderanno in considerazione, in questo contesto, le diverse necessità delle regioni linguistiche.

Le imprese statali non devono intervenire sui mercati privati.

Il canone deve essere ridotto. Non deve essere creata alcuna nuova subordinazione per gli operatori privati.

Bisogna garantire un accesso completamente libero alle offerte mediatiche per i consumatori e delle condizioni quadro eque per gli operatori privati.

NO al divieto della pubblicità: bisogna rafforzare la libertà di comunicazione!

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