
Come confermato oggi da una portavoce del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC), ben quattordici opposizioni sono state inoltrate contro il progetto definitivo di costruzione di una seconda canna per il traffico stradale al San Gottardo (vedi articolo suggerito). Visto che le procedure sono in corso il DATEC non ha potuto fornire nessuna informazione sul tenore e sugli autori dei ricorsi. Si sa però che l'Iniziativa delle Alpi, secondo cui il divieto di aumentare la capacità stradale non è sufficientemente chiaro e vincolante, è tra gli oppositori. Il DATEC deve ancora esprimersi sui ricorsi, contro i quali si può fare appello al Tribunale amministrativo federale (TAF) ed eventualmente a quello federale (TF). L'inizio dei lavori principali dipenderà dalla durata di approvazione dei piani e dagli eventuali ricorsi e nel migliore dei casi l’apertura della nuova galleria è prevista per il 2027. Ma come detto tutto dipenderà dai ricorsi.
“Questi personaggi, soprattutto i fautori dell’iniziativa della Alpi, non hanno ben chiaro il concetto di democrazia - ha commentato a Ticinonews il coordinatore del Fronte Automobilisti Ticino (FAT) Andrea Censi - Il loro è un vero e proprio abuso di quello che permette la legge: il popolo si è già espresso sul tema in modo chiaro (il progetto è stato approvato con una media nazionale del 57% di voti favorevoli) e con un’alta partecipazione al voto”.
“Questo è il limite del nostro Stato di diritto: quasi un 'eccesso di democrazia' che va a bloccare delle decisioni popolari”, spiega Censi. Questo progetto andava concretizzato tempo fa: tutto l’assetto viario nazionale è bloccato al palo da decenni e questi ricorsi vanno inevitabilmente a ritardare un progetto necessario per la sicurezza e la viabilità, creando costi all’economia e ai cittadini”.
“Non vedo con che diritto chi ha già perso alle urne possa ancora ricorrere contro una decisione democratica presa dalla maggioranza del popolo svizzero. Questo tentativo di bloccare la volontà popolare (come si è tentato di fare per il semisvincolo di Bellinzona) è scandaloso e auspico che il TAF dichiari irricevibili questi ricorsi e li rispedisca al mittente”. Secondo Censi, dunque, quella dei ricorrenti è una vera e propria “operazione politica” e non giudiziaria. “Il diritto di ricorso su un progetto dovrebbe essere giustificato solo se questo va a toccare la proprietà privata: questo, invece, è un terreno per delle battaglie politiche tra l’altro già perse una volta”, conclude il coordinatore del FAT.
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