
Quattro deputati di diversi partiti - Gianmaria Frapolli (LEGA), Lara Filippini (UDC), Alessandro Cedraschi (PLR), Giorgio Fonio (PPD) - hanno inoltrato un'inizativa parlamentare tramite la quale chiedono di rendere più trasparenti le procedure di ricorso al Consiglio di Stato.
I quattro granconsiglieri ricordano che il 1. marzo 2014 è entrata in vigore la nuova Legge sulla procedura amministrativa, la quale conferma l'assetto delle vie di ricorso precedentemente noto: la via ricorsuale è affidata di regola in prima istanza al Consiglio di Stato, in seconda battuta al Tribunale cantonale amministrativo. In base all'articolo 81, la legge ha formalizzato il Servizio dei ricorsi del Governo, il quale istruisce e prepara le decisioni sui ricorsi (salvo quelli sui piani regolatori, per i quali è competente il Gran Consiglio).
"L'attività del Governo cantonale quale prima autorità di ricorso" sottolineano gli iniziativisti, "non è indifferente. Nel 2015 sono stati presentati 1'761 ricorsi, ne sono stati evasi 1645 per un totaledi 1262 risoluzioni governative".
Un'attività che il Governo svolge accanto a quella ordinaria di Esecutivo cantonale. "A fronte di una tale modo di lavoro" scrivono i 4 deputati, "sarebbe velleitario credere che le decisioni sui ricorsi siano effettivamente trattate dai singoli Consiglieri di Stato e via sempre una discussione. Assume quindi un ruolo decisivo e influente sulla presa delle decisioni il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato.
"Attualmente" continuano a spiegare, "chi ricorre al Consiglio di Stato, ottiene una risoluzione governativa motiva da cui emerge che la stessa è stata resa "su proposta del Servizio dei ricorsi". L'amministrato, a meno che non vi sia stato un sopralluogo, non ha di regola alcuna possibilità di sapere chi siano igiuristi che hanno preparato il progetto di decisione e che hanno influenzato in modo importante la decisione del Collegio governativo. A parere degli iniziativisti questa situazione non è più soddisfacente".
E questo per vari motivi, spiegano. "È vero che il Consiglio di Stato non è un tribunale, ma i motivi di ricusa non si applicano solo ai membri, ma anche "alle persone a cui spetti (…) preparare una decisione" (art. 50 LPAmm). Le parti coinvolte dalla decisione devono pertanto sapere chi ha preparato la decisione".
"Sotto questo profilo, una maggiore trasparenza non solo conferisce maggiore legittimità a tutta la procedura, bensì tenderà a gratificare anche il giurista incaricato, il quale svolge il ruolo di lunga mano del Consiglio di Stato e che non è ridotto al ruolo di scriba dietro le quinte. In molti Cantoni questa è già da tempo la prassi".
"Inoltre" aggiungono, "a titolo di paragone, si ricorda che da sempre nelle procedure di ricorso dinanzi al Gran Consiglio (art. 108 LPAmm) il cittadino non solo è a conoscenza della Commissione competente per l'istruzione del ricorso, bensì è informato del relatore a cui incombe istruire e prepare la decisione. Non vi è quindi nessuna ragione per cui ciò non debba valere anche per il Consiglio di Stato".
"Infine, anche le sentenze delle Camere del Tribunale di appello, delle Corti del Tribunale federale e degli altri Tribunali della Confederazione indicano per lo meno il cognome del giurista redattore (vicecancelliere), che ha coadiuvato i giudici".
I quattro iniziativisti ritengono quindi che sia più che opportuno, trasparente e rispettoso della parità per raffronto a procedure analoghe, che in tutte le procedure di ricorso dinanzi al Consiglio di Stato vengano indicati i nominativi dei giuristi incaricati della preparazione e della redazione della decisione. Pertanto propongono che il Servizio incaricato dell'istruzione e della preparazione del ricorso, generalmente il Servizio dei ricorsi, comunichi al più tardi con la comunicazione della duplica il nome del giurista incaricato, modificando la LPAmm, introducendo il seguente capoverso all’art. 81: "Il servizio incaricato dell'istruzione del ricorso indica al più tardi con l'intimazione della duplica il nome della persona incaricata della redazione della decisione su ricorso".
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