
La nuova legge sulle naturalizzazioni è... snobbata. Tutte le domande di cittadinanza che verranno trattate in questi mesi nei vari Consigli comunali sono state presentate entro il mese di dicembre del 2017, ovvero con la vecchia normativa. Vecchia e meno complessa di quella entrata in vigore il primo gennaio del 2018. Tutti i comuni ticinesi stanno trattando le richiese presentate entro la fine dell’anno passato, quando - spiega il Caffè nella sua edizione odierna - si è registrato un aumento che ha letteralmente messo sotto pressione soprattutto Lugano.
Oltre alle 100 domande su cui si dovrà prossimamente chinare la Commissione petizioni della città in riva al Ceresio, nel secondo semestre 2018 ve ne saranno un altro centinaio. "Richieste presentate con un messaggio municipale dello scorso marzo, a cui dovrebbe seguirne un secondo nelle prossime settimane. Tutti questi nuovi casi riguardano domande di naturalizzazione effettuate con la vecchia procedura", ha spiegato al domenicale il presidente della Commissione petizioni Raoul Ghisletta.
Lugano è però un caso a parte: "Non abbiamo registrato casi particolari né anomalie nei comuni - ha spiegato Vincenzo Lava, responsabile dell’ufficio dello Stato civile del Cantone - Penso che il numero nei comuni maggiori sia dovuto alle domande inoltrate entro lo scorso dicembre, quindi trattate con il diritto precedente". Non esiste però una statistica cantonale. Il Cantone riceve le istanze dopo l’esame dei comuni. Solo dopo che il consiglio comunale conferisce l’attinenza comunale, che il Gran consiglio si pronuncia sulla concessione della cittadinanza cantonale. Complessivamente in tutta la Svizzera sono state circa 30mila le nuove domande arrivate lo scorso dicembre negli uffici e servizi federali, cantonali e comunali".
Tutti i dettagli nell'edizione odierna del Caffè
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