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L'intervista
Riccardo Braglia e la malattia, «oggi riesco a condurre una vita normale»
Red. Online
7 ore fa
L'imprenditore racconta il percorso affrontato a seguito della diagnosi di leucemia mieloide acuta del 2021 - «Il mio libro nasce da un diario che avevo scritto per la mia famiglia nel caso in cui non ce l'avessi fatta»

«Il cammino nel deserto». Si intitola così il libro in cui l’imprenditore Riccardo Braglia, amministratore delegato del gruppo Helsinn, racconta il percorso affrontato a seguito della malattia diagnosticatagli nel 2021. Ospite della trasmissione Radar in onda su TeleTicino, ha rivissuto le sfide che ha dovuto affrontare.

Riccardo, per cominciare, oggi come stai?

«Oggi sto bene. Sono passati quattro anni dal trapianto di cellule staminali. Vado avanti con i miei controlli e le mie terapie mensili, ma riesco a fare una vita normale, il che vuol dire frequentare la mia famiglia, essere tornato a lavorare al 100% e poter praticare i miei hobby. Certo, ho dovuto rinunciare a qualche sport avventuriero che facevo prima, come il sub o le passeggiate in alta montagna. Queste attività i medici non me le permettono più, ma per il resto riesco a condurre una vita normale».

Allora, siamo nel dicembre del 2021. Cosa succede? Perché accade tutto in maniera quasi un po' casuale. Tu non hai sintomi in quel momento.

«No, è stato molto casuale. Io cado da un gradino di una scala e mi rompo il tendine del quadricipite della gamba destra. Dato che era tarda serata, decido di aspettare il mattino dopo per andare dal medico. Infatti, non intendo andare al pronto soccorso, perché voglio farmi operare dal mio amico Paolo. Aspetto quindi le 5 e mezza, lo chiamo e dico: "È successo questo, mi devi operare. Mi faccio accompagnare da mio figlio, tra un'ora sono a Bellinzona". Il mio amico mi vede, decide chiaramente di operarmi e l’intervento va bene. Poco dopo, viene in camera mia e mi spiega: "Riccardo, l'operazione è andata molto bene, ma siccome siamo amici voglio darti io una brutta notizia: hai la leucemia mieloide acuta". Non me lo aspettavo, perché ero completamente asintomatico. È una malattia che conosco molto bene, perché nel mio settore farmaceutico ho sviluppato farmaci per quella realtà della leucemia. Mi è crollato il mondo».

Nel libro tu scrivi: "La parola leucemia non è solo una diagnosi medica. È una detonazione interiore, un terremoto che spazza via certezze, priorità, logiche". Come lo hai gestito? Come ti sei organizzato?

«Quando è stata fatta questa diagnosi, il primo problema che mi si è posto e che ho dovuto risolvere è stato come comunicarlo alla mia famiglia. Ero in ospedale e dovevo rimanerci alcuni giorni per la gamba operata. Mi volevano spostare in ematologia, allora ho chiesto ai medici di lasciarmi almeno 24 ore, in modo che mia moglie non mi trovasse in ematologia bensì in ortopedia. La comunicazione è stata dolorosissima, perché in famiglia normalmente significa amore, mentre in quella situazione ha creato dolore, pianto, disperazione. La stessa cosa è successa qualche ora dopo, quando lei è tornata a casa e abbiamo fatto una telefonata, dove ho spiegato la situazione ai miei figli. Anche quello non è stato per niente un passaggio facile. La comunicazione poi è andata oltre, perché essendo amministratore delegato di una società con tanti dipendenti, mi sono chiesto cosa fare. Alla fine, ho fatto una video call dove ho informato tutti esattamente sulla mia diagnosi e sulla mia aspettativa di vita».

Riccardo, tu sei riuscito a trascorrere a casa le feste di Natale a cavallo tra il '21 e il '22. In seguito, è iniziato il tuo cammino nel deserto. Il primo capitolo, che parla di questo, si intitola "Il flusso d'oro". Da dove arriva questa definizione?

«Io ho avuto due persone che mi sono state vicine, oltre evidentemente alla mia famiglia. Anzitutto il mio parroco, che mi ha detto: "Fa sì che questo sia il tuo cammino nel deserto". Non ti posso dire se guarirai, ma approfitta di questo periodo per fare un cammino nel deserto nel quale migliorare la tua parte spirituale". L'altra è stata una mia cara amica, che mi ha suggerito di far diventare la chemioterapia un qualcosa di positivo, da prendere per guarire: un flusso d'oro. Tutte le volte che facevo la chemio prendevo quindi questo "flusso d'oro" e lo vedevo come positivo. Chiaramente in seguito stavo malissimo, però rappresentava già un cambiamento».

Cosa ti senti di dire a chi magari sta attraversando un periodo simile a quello che hai vissuto tu? 

«Questo libro nasce da un diario che avevo scritto ogni giorno a mano per lasciarlo ai miei figli e a mia moglie nel caso in cui non ce l'avessi fatta. Dopo due anni l'ho ritrovato, l'ho riletto e ho pensato: "Forse questo diario, scritto meglio in forma di libro, può essere utile a qualcuno che vive il mio stesso momento". A quelli che affrontano tale sfida dico: "Never give up e concentratevi sulla vostra malattia, sul vostro cammino, sulla vostra agenda quotidiana, su dei valori importanti. Concentratevi su una fede, qualunque essa sia. La vostra spiritualità sarà una guida importantissima».

L'intervista completa a Riccardo Braglia andata in onda a Radar: