
Da ormai cinque anni a Riazzino è nato un progetto no profit che riunisce i giovani del locarnese appassionati di skateboard. Dalla idea di Dragana Kojic Maltecca, si è creato uno skatepark in memoria del figlio Vanja, scomparso in un incidente nel 2004.
A capo del progetto c'è l'associazione "Skatepark coperto Vanja", che per mandare avanti l'attività, custodire la struttura e gestire il negozio interno, si era affidata a un giovane di Matera in cerca di lavoro. Presentatosi come esperto del settore, aveva dalla sua anche la spinta della sua famiglia, che rassicurò i responsabili dell'associazione sulle sue capacità.
Il giovane lucano è stato ospitato a casa della famiglia di Vanja per sei mesi, ma già nel giro di due mesi ci si è accorti che qualcosa non funzionava nel modo giusto. Sono stati scoperti pagamenti mai effettuati, ripetuti incidenti con l'auto messagli a disposizione, oltre che incassi non versati o abbigliamento venduto senza corrisponderne l'incasso. Alla scoperta di un considerevole furto, è partita la denuncia, sfociata con un arresto e la condanna a 90 aliquote giornaliere.
La vicenda, portata oggi alla luce da Il Caffè, ha poi visto il ragazzo scontare una giornata in prigione, dove ha rivelato il nome del suo complice, ed è poi ripartito per l'Italia. Dalla Polizia e da telefonate giunte all'associazione si è poi scoperto che il delinquente aveva truffato anche decine di persone nel locarnese, con vendite di oggetti rubati e falsi abbonamenti a partite.
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