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Ticino
Riapre il confine, ma poche targhe ticinesi
Marco Jäggli
6 anni fa
Nel primo giorno della Lombardia in zona gialla, Teleticino si è recata oltreconfine per constatare gli effetti delle riaperture. Che per ora tardano a vedersi, almeno per i ticinesi, nonostante i pochi controlli alla dogana

Da oggi la Lombardia è ufficialmente diventata zona gialla, come gran parte del Bel Paese. Ma cosa significa questo per i ticinesi? Teleticino si è recata oltreconfine per verificare se, tra tamponi e autocertificazioni, è davvero così facile andare in Italia e se si assiste già alla rinascita del turismo della spesa.

Il tampone
Per superare il confine, salvo comprovate esigenze di salute o di lavoro, è necessario avere il risultato di un tampone risalente alle 48 ore precedenti l’entrata in Italia. Non sempre però viene effettuato il test rapido, come spiegano alla Farmacia di Melide: “in alcune situazioni è richiesto un altro test. Se non si hanno sintomi però basta il test rapido. Se questo è negativo si può andare tranquillamente, in caso di positività invece bisogna effettuare ulteriori accertamenti”. Il costo varia tra i 60 e gli 85 franchi a seconda della farmacia, ma questo non viene rimborsato per viaggi oltreconfine. L’unico motivo di rimborso se si è asintomatici è lo stare a contatto con persone a rischio.

Controlli alla frontiera? Pochi
Cosa serve per andare in Italia? Il tampone, come già spiegato, serve solo se non ci fossero comprovate esigenze di salute o motivi di lavoro. Anche i motivi di transito escludono l’obbligo del tampone. In ogni caso è però necessaria un’autocertificazione che la troupe di Teleticino ha mostrato alla frontiera. Va detto, senza troppe sollecitazioni da parte del personale della dogana, fatto che sembrerebbe confermare le segnalazioni su un certo lassismo nei controlli delle autorità doganali.

È tornato il turismo degli acquisti?
La temuta corsa all’acquisto, almeno nel primo giorno di riapertura, non sembra essersi verificata. Pochissime infatti le targhe ticinesi alla Bennet di Como così come per le vie della cittadina. I motivi sono difficili a dirsi, anche se il costo del tampone potrebbe aver scoraggiato i più.

Riaprono bar e ristoranti
La Lombardia, con la riapertura di bar e ristoranti, si trova per la prima volta da molto tempo in una situazione decisamente più “soft” rispetto a quella ticinese. Ma come si sono organizzati i titolari degli esercizi pubblici? “Disposizioni chiare non ce ne sono, le uniche cose certe sono il distanziamento, la mascherina e l’igenizzante per le mani, con 4 persone al tavolo”, spiega il gerente di un caffé, “noto che la gente ha voglia di sedersi e scambiare quattro chiacchere. I clienti venivano comunque tutti i giorni perché facevamo servizio da asporto”. In passato erano tanti i turisti ticinesi e svizzeri tedeschi, specialmente in sabato: “Gli svizzeri alla fine non mancheranno”, spiega il titolare, “ho paura che non possano venire turisti da altre nazioni”.

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