
Il primo è visibilmente sollevato dalla decisione del Consiglio federale di oggi e non vede l'ora che arrivi l'11 maggio. Il secondo si preoccupa per i limiti di capienza dei locali e forse avrebbe preferito aprire più in là ma con meno restrizioni e più aiuti da parte dello Stato. Sentiamo il parere di Massimo Suter, Presidente di GastroTicino, e Dany Stauffacher, CEO di Sapori Ticino, intervenuti entrambi al TG Speciale di questa sera.
Massimo Suter: "Una riapertura all'8 giugno avrebbe comportato danni molto maggiori"È contento della decisione del Consiglio federale?Sono contento, sollevato e fiudicioso sul fatto che si possa salvare una stagione cominciata veramente male. Non vedo l'ora dell'11 maggio per cominciare il lavoro.
Quattro persone per tavolo, due metri tra i tavoli, a meno che non ci siano separazioni. Come vi state organizzando? Stiamo cominciando a far proprie le regole che dovremo seguire e a metterle nero su bianco per i nostri associati, per fare chiarezza. Soprattutto cerchiamo di utilizzare la potenzialità massima dei nostri spazi, seguendo le regole.
Per seguirle bisognerà rinunciare a una parte di clientela, bisogna comunque tenerlo in considerazione.Certo, bisogna considerare che non tutto lo spazio verrà occupato e che ci sarà anche una minor frequenza nei nostri locali. Ci stiamo muovendo su questi punti con le autorità cantonali per verificare se è possibile ottenere spazio pubblico in più per i tavolini di ristorante. Altrimenti alcuni esercizi si troveranno con uno spazio veramente limitato.
Voi di GastroTicino avevate inviato un appello lunedì sul punto appena citato, assieme a una richiesta di riduzione della tassa per rifiuti. Avete ricevuto risposta?Abbiamo ricevuto tante risposte, tutte molto positive: anche i comuni si rendono conto che la ristorazione ha subito parecchi danni, quindi anche loro sono propositivi e cercano di venire incontro alle nostre richieste. Questo ci fa molto piacere.
C'è il rischio che qualche ristorante possa non riaprire?Il rischio c'è, ma credo che essendo la deadline all'11 maggio il rischio sia molto più ridotto. Se fosse stata l'8 giugno, come si parlava, il rischio sarebbe stato molto più concreto e i danni molto maggiori, senza i week-end dell'Ascensione e di Pentecoste.
Temete che la gente possa evitare di cominciare da subito a rifrequentare i ristoranti?Temiamo che la clientela possa essere un po' restia a ritrovarsi nei luoghi pubblici. Noi stiamo lavorando per riaprire, il fattore clienti è la seconda grande incognita che avevamo, speriamo possano trovare da subito la fiducia nei nostri confronti. La nostra parte è far sì che quella fiducia sia meritata.
In Ticino tanti valichi sono chiusi e alcuni lavoratori fanno fatica a raggiungere il posto di lavoro. Auspicate una riapertura?Vista la riapertura del mondo economico auspico che le dogane facciano lo stesso per migliorare la mobilità all'interno del nostro Cantone. Noi abbiamo bisogno dei lavoratori dall'Italia quindi vorremmo cercare di facilitargli il viaggio.
Dany Stauffacher: "Forse era meglio riaprire due o tre settimane dopo e avere la possibilità di essere più tranquilli"Niente manifestazioni ma avvio della ristorazione. Come giudica questa scelta?Era una mossa che dovevamo assolutamente fare. Questo ramo dall'industria svizzera, sia dal punto di vista sociale che turistico, era fondamentale. Ho dei dubbi dal punto di vista economico: i piccoli esercizi avranno veramente dei problemi. Alcuni ristoranti invece che 50-60 posti ne potranno occupare forse 15. Queste restrizioni sono un po' un freno alla ripresa, fermo restando che la priorità resta la salute. Bisognerà continuare a pagare l'affitto, il lavoro ridotto magari salta... non sono così entusiasta di come è stata gestita la cosa. Se si ferma la cultura ce ne facciamo una ragione, per quanto grave, ma una città senza commerci non può vivere, di conseguenza la politica dovrà stare molto attenta e seguire la situazione passo per passo.
Nel concreto cosa si potrebbe fare, dato che le norme di igiene non si possono allentare?Ribadisco che ascolto i medici, quindi cosa fare lo chiederei a loro. Dico solo che aprire in queste condizioni per i piccoli ristoratori e bar sarà veramente un grosso problema. Forse era meglio riaprire due o tre settimane dopo e avere la possibilità di essere più tranquilli.
Intende che erano necessari prestiti a fondo perso?Fondo perso è una parola un po' grossa, aiuti concreti sicuramente sì. Non vorrei chiedere però sostegno solo a queste categorie, ma anche per le altre. Si è parlato a Berna di utilizzare gli utili della Banca nazionale per pagare i debiti. Una nazione come la Svizzera si preoccupa dei debiti, quando tutti i nostri vicini sono indebitati per centinaia di miliardi? Dico che oggi come oggi bisogna investire sulla popolazione e sui più deboli. Secondo me ci siamo fatti trovare impreparati.
Voi di Sapori Ticino avevate molti eventi in programma, come farete?Noi ci adattiamo e cerchiamo di attenerci a quello che ci dicono. Se potremo fare bene Sapori Ticino la faremo, altrimenti la rimandiamo al 2021. Stesso discorso per Gottardo in Festa. Continuiamo inoltre a portare avanti anche un progetto con GastroTicino. Noi andiamo avanti: dobbiamo far sentire il calore della famiglia a chi viene in Ticino ma prima di tutto ai ticinesi. Il cliente più importante, che aiuta la ristorazione 12 mesi all'anno, è quello ticinese.
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