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Ticino
Riabilitazione, “In Ticino 70 pazienti post Covid”
Redazione
6 anni fa
Si è tenuto oggi a Locarno il simposio sulla riabilitazione, un incontro per ricordare l’importanza del settore nella cura dei pazienti affetti dal virus. De Rosa: “Un’edizione dal sapore particolare”

Ogni anno gli specialisti svizzeri ed europei si danno appuntamento per il simposio sulla riabilitazione, che quest’anno si è svolto a Locarno. Un settore della medicina che è stato determinante nella cura dei pazienti affetti da coronavirus, che hanno dovuto essere intubati anche per diverse settimane. Quest’anno l’edizione ha un “sapore particolare” sottolinea il direttore della sanità e socialità Raffaele De Rosa ai microfoni di Teleticino, visto che l’epidemia ha fatto emergere il ruolo fondamentale di questo settore. “All’inizio della pandemia le informazioni erano molto sommarie, spesso anche contraddittorie. Con il susseguirsi del tempo e delle informazioni si è capita l’importanza della presa a carico dei pazienti in funzione della riabilitazione. Il simposio è stata l’occasione per ribadire questo aspetto e ringraziare tutti gli operatori al fronte” aggiunge De Rosa.

“70 pazienti hanno ripreso in mano la loro vita”
Dal canto suo il direttore della clinica Hildebrand Sandro Foiaia si dice contento in qualità di Reha Ticino (che comprende anche la clinica di riabilitazione dell’Ente ospedaliero), di aver potuto dare una “risposta concreta” ai pazienti che uscivano dagli ospedali acuti di Locarno e Moncucco per la riabilitazione post-Covid. “In totale abbiamo avuto 70 pazienti che sono stati contenti di poter riprendere la vita normale dopo essere passati in riabilitazione”.

Diverse sfide dal punto di vista logistico
Riguardando ai mesi passati, Foiada spiega le principali difficoltà affrontate: “La pandemia ci ha dato qualche grattacapo, soprattutto dal punto di vista logistico. Abbiamo dovuto suddividere i flussi tra i pazienti Covid, ex Covid e i pazienti ordinari con problemi neurologici o cardiologici. Il flusso quindi è raddoppiato, e anche il personale ha dovuto cambiarsi, fare la doccia e mangiare in un posto separato. Per affrontare tutto questo in poco tempo abbiamo dovuto trovare delle soluzioni logistiche complesse, ma ce l’abbiamo fatta con l’impegno di tutti. Dopo aver fatto l’esercizio a freddo adesso siamo più pronti, in tutti i sensi, anche per il materiale che all’inizio mancava. Speriamo di non dover farne uso, ma siamo pronti per riprendere e rimetterci in gioco e aiutare i pazienti ticinesi”.

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