
“Convivere con fiducia con il virus”. È il motto scelto dal Consiglio di Stato per la nuova fase che si apre domani grazie agli allentamenti decisi dal Consiglio federale. Decisioni che sono condivise anche dal Governo cantonale. “Quello che abbiamo chiesto è sostanzialmente arrivato, tranne la mascherina nei negozi”, commenta Manuele Bertoli, presidente del Consiglio di Stato, ai microfoni di Ticinonews. “I Cantoni hanno la libertà di introdurre tale provvedimento, ma credo che nessuno si avventurerà in questa direzione. Il rischio è di assistere a un patchwork e diventa poi difficile per i cantoni gestire questa realtà. Il Consiglio federale ha detto che non è necessario, per cui ci siamo attivati per allineare le nostre decisioni che entrano in vigore domani mattina”.
Via la mascherina nelle scuole
A livello federale la mascherina salta nelle scuole del post-obbligo (liceo, scuola di commercio, ecc.) mentre per le medie è responsabilità dei Cantoni decidere. E anche in questo caso il Ticino si è allineato a Berna. “Anche la scuola media passerà al regime ordinario, quindi da domani la mascherina non sarà più obbligatoria nelle scuole, né per gli allievi, né per i docenti, anche se rimarrà raccomandata”, spiega Bertoli. “La mascherina rimane solo nelle scuole professionali del settore sanitario, con corsi che prevedono degli stage. Questo perché gli allievi lavoreranno poi in settori in cui la mascherina viene ancora portata. In questo specifico settore c’è una precauzione maggiore rispetto al contagio”.
Il rischio del “liberi tutti”
Il messaggio del “liberi tutti” del Consiglio federale rischia di veicolare un messaggio sbagliato nella società, ovvero che la pandemia sia finita. “Prima o poi si sarebbe dovuti arrivare a questo punto. La domanda sarebbe sorta anche tra un mese o due. Nessuno ha una reale risposta. Credo sia bene sottolineare che la pandemia ha portato tanta sofferenza: in Ticino sono morte più di mille persone. Molte persone si sono ammalate e hanno subito tante conseguenze. Ci sono ancora diverse persone malate o immunosoppresse, che vanno tutelate. Se la mascherina non è obbligatoria, si può comunque portare, soprattutto quando ci sono tante persone. Credo sia un atto di solidarietà e di civiltà poterlo fare nelle prossime settimane”.
Il rapporto Cantone-Confederazione
In questi due anni i rapporti istituzionali tra Cantone e Confederazione si sono intensificati. Cosa ha lasciato la pandemia? “Se di fronte a una crisi le istituzioni ragionano in maniera pragmatica, le cose si possono affrontare e gestire. Mi sembra di poter dire che le cose siano state gestite complessivamente bene. Naturalmente si poteva fare meglio. Oggi rimane soprattutto la sofferenza di chi ha avuto conseguenze negative della pandemia in termini personali, economici e di relazioni, che devono essere ricucite. Ma come in fretta ci siamo abituati alle misure di prevenzione, credo che in fretta siamo “adattabili” e che riusciremo a rigodere delle cose positive che ci permetterà questa uscita dalla fase pandemica”.
Le persone vulnerabili
C’è una piccola parte della popolazione che è più vulnerabile. Nonostante questa fase di apertura, il virus non scompare e bisogna tenerlo a mente. C’è il rischio di un “autoconfinamento” da parte di persone a rischio? “Credo che sarebbe un bel gesto da parte degli altri continuare a “gesti-barriera”, che sono facili e ai quali ci siamo abituati. Tutti abbiamo le mascherine, usiamole volontariamente quando è necessario. Credo sia un bel gesto di solidarietà. Le persone vulnerabili sono poche, ma devono essere rispettate anch’esse nella loro fragilità”.
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