
A un anno dall'introduzione dello statuto di protezione S, oltre 75'000 ucraini hanno trovato rifugio in Svizzera. Caritas Svizzera ritiene il bilancio globalmente positivo, ma intravede margini di miglioramento. Per questo motivo l'associazione avanza tre proposte: l'abolizione degli aiuti sociali nel settore dell'asilo, da sostituire con l'assistenza sociale secondo le tariffe ordinarie, l'introduzione di un nuovo statuto di protezione umanitaria, da applicare a tutte le persone in cerca di protezione, e soprattutto l'anticipo della concessione del permesso di soggiorno B. "Sappiamo che il continuo prolungamento di un anno dello statuto S pende sui rifugiati come una spada di Damocle", ha dichiarato ieri in conferenza stampa Andreas Lustenberger, di Caritas Svizzera. "Per questo motivo chiediamo che il permesso di soggiorno B non venga concesso dopo cinque anni, ma già dopo due anni. Alle persone coinvolte si darebbe così maggiore sicurezza per pianificare qui, se lo vogliono, la loro vita, investendo anche di più nella loro integrazione".
Prematuro
Anche Stefano Frisoli, direttore di Caritas Ticino, ritiene che sia tempo di riflettere sul futuro dello statuto S per i rifugiati ucraini. Allo stesso tempo, tuttavia, l'incertezza data dall'evoluzione del conflitto ancora non garantisce le condizioni per prendere delle decisioni. "La guerra c'è ancora. Il quadro della situazione non è chiaro ed è molto fluido, benché si stia vedendo un aumento dei rientri a casa dei rifugiati", commenta Frisoli ai nostri microfoni. "Le riflessioni su questo strumento, che rimane comunque interessante, devono dunque restare ancora limitate a una fase interlocutoria".
Riflessioni sulla Legge sull'asilo
Secondo il direttore di Caritas Ticino, lo statuto S presenta comunque dei limiti. La fase emergenziale, con l’arrivo in massa di migliaia di rifugiati da collocare, è in effetti ormai alle spalle. La guerra è però ancora in corso e non si intravvede la sua fine. Per Frisoli, quindi, un eventuale aggiornamento dello statuto S deve tenere conto della possibilità che la permanenza dei rifugiati in Svizzera si prolunghi. "Possibili ricette per migliorare lo statuto S devono essere studiate all'interno di un discorso più ampio, ovvero la Legge sull'asilo. Oggi non disponiamo degli elementi per decidere come fare evolvere il permesso S in un altro sistema di protezione". Occorre dunque capire come e fino a che punto integrare i rifugiati ucraini nella nostra società. "Non è una domanda nuova, ma che ci poniamo dal giorno 1", osserva Frisoli. "Si tratta di persone che spesso sono altamente qualificate, con importanti competenze professionali. Quello della presenza dei rifugiati nel mercato del lavoro è un tema".

