
Venerdì Alain Berset ha invitato i Cantoni a prendere ulteriori provvedimenti per contenere i contagi da Covid-19. “Intanto però in numerose località si registrano continui assembramenti di centinaia di persone, spesso giovani, senza alcuna osservanza delle misure di sicurezza sanitaria; e la polizia non interviene per motivi di “proporzionalità”, denuncia il consigliere nazionale Lorenzo Quadri in un’interpellanza al Consiglio federale. Nel testo, il leghista chiede come mai non siano state previste, inoltre, restrizioni alle frontiere.
“Nessuna restrizione viene applicata all’accesso di frontalieri e padroncini. Per quel che riguarda il Ticino, degli oltre 70mila frontalieri presenti sul territorio cantonale solo una piccola percentuale svolge compiti fondamentali, ad esempio nel settore sanitario. Nulla osta a delle limitazioni d’accesso a seconda dell’ambito d’attività”, scrive. “Inoltre, in Ticino chiunque entra liberamente dall’Italia per qualsiasi motivo, dal momento che non vengono svolti controlli in dogana”.
“Questa totale mancanza di limitazioni agli ingressi dall’Italia ha ovvie conseguenze anche sull’occupazione dei mezzi pubblici, sugli assembramenti, eccetera” e si chiede inoltre se le nuove misure volute dal Consiglio federale non siano state dettate dalle “pressioni internazionali”.
Per questo chiede al Consiglio federale:
- Le minacciate nuove restrizioni sono il risultato dell’ennesimo cedimento del CF davanti a pressioni internazionali?
- Perché le restrizioni non toccano i transiti transfrontalieri? Come si conciliano le frontiere svizzere perennemente spalancate con misure sempre più rigide imposte alla popolazione residente?
- Se “occorre ridurre i contatti”, non ritiene il CF che ridurre l’ingente numero di pendolari (70mila frontalieri più migliaia di padroncini) che ogni giorno entrano in Ticino, Cantone di 350mila abitanti, sarebbe coerente con questo obiettivo? Si temono forse reazioni da parte dell’Italia, la quale però ha praticamente chiuso le proprie frontiere?
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