
Risale allo scorso settembre il caso del cittadino italiano che aveva raccontato di essere a conoscenza dei metodi usati da alcuni suoi conoscenti, che erano riusciti ad ottenere un permesso B grazie al semplice stratagemma di un indirizzo con un nome sulla buca delle lettere. Permesso che permetteva loro di percepire rendite di disoccupazione in Svizzera.
I deputati Marco Chiesa dell'UDC e Massimiliano Robbiani della Lega, si rivolsero allora al Consiglio di Stato attraverso delle interrogazioni alle quali è stata data risposta il 21 gennaio scorso.
Il dato fornito dal Consiglio di Stato è che sono stati in tutto 53 i soggiorni fittizi scoperti dall'Ufficio della Migrazione negli ultimi tre anni. Dei 53, 46 riguardavano cittadini comunitari e 7 cittadini extracomunitari.
In un documento in cui vengono fornite alcune informazioni su un fenomeno confermato dalle autorità cantonali, il Consiglio di Stato dichiara di "essere a conoscenza di queste modalità abusive per l'ottenimento del permesso" e "per il tramite del Dipartimento delle Istituzioni" di essere "intervenuto attraverso una strategia di controllo, favorendo anche lo scambio di informazioni tra le varie autorità cantonali per evitare abusi, incrementando i controlli presso l'Ufficio della migrazione".
Dallo scorso primo ottobre esiste infatti un servizio "che contribuisce a monitorare e ad approfondire casi dubbi segnalati da altre autorità cantonali" e che, in soli quattro mesi, "ha esaminato quasi 300 pratiche, che in 29 casi hanno portato alla revoca del permesso di soggiorno, mentre in 16 casi si è proceduto a non rinnovare oppure a non rilasciare un permesso".
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