
In Svizzera le tangenti sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi. Lo scrive, non senza un po' di stupore, il quotidiano italiano La Repubblica. L'articolo, pubblicato oggi, evidenzia come siano escluse le tangenti rifilate ai funzionari pubblici o ai politici. Quelle ai privati, invece, sono del tutto legali e, anzi, persino deducibili dalle imposte. "E' sufficiente dimostrare - si legge - che senza bustarelle determinate operazioni non potevano essere portate a termine". Secondo Repubblica, nel privato in Svizzera rimane in vigore la pratica di allungare bustarelle per spuntare un prezzo migliore. Una pratica senza conseguenze per il corruttore, che può addirittura dedurre la tangente dalle tasse. Un fattore, questo, che finirebbe per premiare chi falsa la concorrenza."Semmai" ha spiegato il consigliere nazionale Fulvio Pelli, "è il corrotto che può incorrere in una querela, se si dimostra che, accettando una mazzetta, ha danneggiato la propria azienda. Quello che rischia è una denuncia per il reato di amministrazione infedele". Il corruttore, invece, non incorre in alcuna sanzione ma viene addirittura gratificato dal fisco, finendo per trovarsi una dichiazione dei redditi più leggera. "E' una legge pragmatica, che prende atto che queste cose capitano, perché così va il mondo" ha aggiunto Fulvio Pelli. "Certo è che se l'accordo coinvolge l'amministrazione pubblica, in quel caso interviene la giustizia penale e si può parlare, davvero, del reato di corruzione". Una pratica, quella in uso nel nostro Paese, che avrebbe però i giorni contati. L'articolo di Repubblica spiega come il Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia abbia avviato una riforma della legge per cui, anche le mazzette che girano nel settore privato, potrebbero venire punite penalmente.
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