
Chi si registra presso un hotel in Ticino viene sistematicamente segnalato alla polizia. Questa prassi è in vigore in altri undici cantoni, ossia Vallese, Friborgo, Neuchâtel, Giura, Zurigo, Turgovia, Glarona, Ginevra, Nidwaldo, Appenzello Esterno e Zugo. Gli altri cantoni si sono ritirati da questa procedura, mentre sia a Basilea Città che Basilea Campagna ci sono delle iniziative in sospeso su questo tema. A riferire il tutto è la NZZ am Sonntag. Ed è proprio a Zugo che si svolge una storia che ha dell’incredibile. Un turista tedesco, stanco di un viaggio dalla Germania, arriva in hotel. È l’1.30 di notte. Si sdraia sul letto. All’improvviso sente bussare alla porta e qualcuno gli intima di aprire e di identificarsi. In caso contrario la porta della camera verrà aperta con un passpartout. Chi sono i due uomini che intimano al turista di aprire? Sono due poliziotti che lo cercano per una multa di parcheggio non pagata. Una multa risalente ad un anno prima e comminata nel Canton Zurigo. I due poliziotti si sono giustificati dicendo che il turista, poco prima, non era ancora in camera sua. Ma la domanda che si pone è: come faceva a sapere la polizia di Baar, nel Canton Zugo, che il turista tedesco, una notte di novembre del 2012, si sarebbe trovato in quell’hotel? Semplice, nel Canton Zugo i dati degli ospiti degli alberghi vengono automaticamente inviati alla polizia. Con questo sistema la polizia riesce a raccogliere circa tre milioni di dati personali. Siano essi svizzeri o stranieri. Dati che vengono inseriti nei database Ripol per quel che concerne la Svizzera e SIS per quel che concerne l’Europa. I dati vengono conservati, a seconda del cantone, dai due ai dieci anni. In Ticino 580'000 segnalazioni In Ticino sono circa 580'000 i dati comunicati alla polizia in modo automatico. Abbiamo chiesto al presidente di Hotelleriesuisse sezione Ticino Fernando Brunner un commento su questa prassi. “La questione non è dovuta agli albergatori, ma è una prassi di polizia che ha a che fare anche con decisioni politiche - ci dice Brunner – per noi rimane una questione di sicurezza. Il cliente sa che deve dare i suoi dati. Se è un malintenzionato ci pensa due volte”. La questione è: il cliente sa che i suoi dati poi verranno trasmessi in modo automatico alla polizia?“No, non lo sa. Noi non lo diciamo. Non c’è nessun avviso”. Non sarebbe il caso di avvisare il cliente?“Noi non lo facciamo - continua Brunner – per inciso il Ticino è stato il primo ad adottare questo sistema, da tre anni. Nessuno si è mai lamentato”. Certo che ritrovarsi la polizia in camera all'1.30 di notte per una multa non pagata non è gradevole. Non trova?"Sicuramente non lo è. Noi cerchiamo comunque di sensibilizzare la polizia su questo fatto, sul come intervenire con una certa proporzionalità".[email protected]
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