Cerca e trova immobili
Ticino
Referendum e iniziative, no alla riduzione delle firme
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
5 ore fa
Il Gran Consiglio ha respinto quattro iniziative dell’MPS che chiedevano di modificare la Costituzione cantonale per ampliare i diritti popolari

Non ci sarà alcun ampliamento dei diritti popolari. Il Gran Consiglio — con 57 voti favorevoli, 20 contrari e un astenuto — ha approvato le conclusioni del rapporto della Commissione Costituzione e leggi, che invitava a respingere quattro iniziative parlamentari elaborate dal Movimento per il Socialismo (MPS). Le proposte miravano a ridurre le soglie di firme necessarie per l’esercizio di diversi strumenti di democrazia diretta. In particolare si chiedeva di abbassare da 7.000 a 4.000 firme il requisito per lanciare un referendum cantonale o per presentare un’iniziativa legislativa al Gran Consiglio, da 15.000 a 7.000 firme la soglia per chiedere la revoca del Consiglio di Stato e, infine, dal 30% al 5% la quota di aventi diritto necessaria per domandare la revoca di un Municipio.

Sergi: «Più spazio al popolo»

Per Giuseppe Sergi (MPS) le iniziative puntavano a rafforzare il ruolo dei cittadini. «Vogliamo che sia il popolo a pronunciarsi», ha affermato, sostenendo che le proposte miravano a rendere più effettivo il ricorso agli strumenti di democrazia diretta e a facilitare la partecipazione popolare.

Genini: «Sistema già funzionante»

Di diverso avviso la relatrice Simona Genini (PLR), che ha invitato a considerare il contesto. Negli ultimi trent’anni — ha ricordato — vi sono già stati due interventi a favore dei diritti popolari, l’ultimo nel 2019, e il tasso di riuscita di iniziative e referendum resta elevato. Definire la situazione ticinese come restrittiva, ha concluso, «senza analizzare il contesto è fuorviante» e alimenta la narrazione di un sistema bloccato. La maggioranza parlamentare ha dunque deciso di mantenere invariati gli attuali requisiti.