
La raccolta delle firme per il referendum contro la sperimentazione “La scuola che verrà” procede con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia, "complice anche il cattivo tempo che ha reso poco proficuo il primo sabato di bancarelle, seguito poi dalle festività di Pasqua durante le quali, per esempio a Lugano, non è stato possibile allestire il punto di raccolta in Piazza Dante".
A dirlo, in un comunicato stampa, è il comitato referendario evidenziando come le regole del referendum in vigore in Ticino siano "fra le più esigenti di tutta la Svizzera" con 7'000 firme da raccogliere entro 45 giorni su una popolazione con diritto di voto di circa 221'270.
"A titolo di paragone, il canton Zurigo, con 930'000 iscritti in catalogo, chiede 3'000 firme da raccogliere in 60 giorni (0,32%), mentre a livello federale, se ne chiedono 50'000 per un totale di circa 5,4 milioni di aventi diritto di voto (0,92%). Se si pensa poi che, con l’introduzione del voto per corrispondenza, anche le bancarelle poste ai seggi hanno perso molto della loro efficacia, c’è veramente da chiedersi quando il nostro cantone si adopererà alla stregua degli altri per facilitare, invece di ostacolare, l’esercizio dei diritti politici dei nostri cittadini, in particolare quello della democrazia diretta che tutti gli altri paesi ci invidiano", conclude la nota.
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