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Ticino
"Reddito di base = comunismo"
"Reddito di base = comunismo"
"Reddito di base = comunismo"
Redazione
10 anni fa
Secondo Paolo Pamini, "già oggi ci sono troppi adolescenti che sprecano i migliori anni della loro vita oziando"

Si sta accendendo la campagna sull'iniziativa per un reddito di base incondizionato, indubbiamente uno degli oggetti più intriganti tra quelli in votazione federale il prossimo 5 giugno.

Oggi a prendere posizione sul tema è il deputato de La Destra Paolo Pamini, che in un'opinione pubblicata sul GdP definisce la proposta come "l'introduzione del comunismo dalla parte di servizio" e "l'istituzionalizzazione del saccheggio dei parassiti nei confronti di chi sceglie di lavorare e fa sacrifici per produrre un reddito, anche da capitale con i propri risparmi."

"Con il suo slancio contro natura" scrive Pamini, "essa distruggerebbe l'etica del lavoro e la reciprocità che stanno alla base di una convivenza sociale armoniosa tra gli esseri umani."

"Nella follia della proposta, gli iniziativisti hanno un grandissimo merito per il quale vanno sinceramente ringraziati" riconosce Pamini. "Obbligare la popolazione a riflettere sul funzionamento di una società e sul senso del lavoro. La votazione sul reddito di base incondizionato ha quindi un importante effetto educatore."

Pamini espone poi alcune cifre per dimostrare l'impossibilità di trovare i 200 miliardi annui necessari per finanziare il reddito di base a tutti i residenti in Svizzera. "Ma non è la contabilità della misura a preccupare, quanto la devastazione degli incentivi economici che essa pone" afferma. "Il reddito di base ricorda il capriccio di un bimbo che pretende di ricevere qualcosa senza sforzo, prima che abbia raggiunto l'età della ragione e compreso l'etica della reciprocità che regge la coordinazione spontanea tra esseri umani. È la natura del mondo che obbliga l'essere umano a lavorare per ottenere le fonti del proprio sostentamento, sia anche solo sforzandosi di raccogliere qualche bacca per sfamarsi."

"È palese che Robinson Crusoe non avrebbe potuto pretendere alcun reddito incondizionato sulla sua isola deserta" esemplifica Pamini, "se non obbligando Venerdì a lavorare per lui, ossia introducendo una forma di schiavitù perlomeno parziale."

Il deputato de La Destra prevede poi, in caso di accettazione dell'iniziativa, un crollo della produttività elvetica. "Già oggi troppi adolescenti sprecano i migliori anni della loro vita oziando a spese dei genitori o addirittura di disoccupazione o assistenza" scrive Pamini, prima di citare un esempio concreto di reddito di base. "In Australia, per tenerli buoni, il Governo paga da molti anni un reddito agli Aborigeni, i quali non devono lavorare per vivere. Questi sarebbero nella migliore situazione possibile per partecipare alla vita pubblica (per giunta nella loro terra originale!) ed adoperarsi per la società. Molti invece diventano casi sociali, alcolizzati, molestatori dei normali cittadini."

"Il comunismo era basato sul principio "a ciascuno secondo i suoi bisogni e da ciascuno secondo le sue capacità". Il reddito incondizionato si propone esattamente questo" conclude Pamini. "Poiché la manna da distribuire qualcuno la dovrà produrre, vi sarebbe il ragionevole rischio che con il diminuire dei lavoratori volontari si finisca con l'introdurre il lavoro forzato, esattamente come fu la regola nei regimi comunisti. Lo Stato deciderà: Tizio il minatore, Caio il cuoco, Sempronio lo studioso."

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