
Meno di un cittadino su quattro ha votato a favore dell'iniziativa che chiedeva un reddito di base di 2'500 franchi per ogni persona residente in Svizzera.
Un risultato deludente, per i promotori dell'iniziativa, ma non per Sergio Rossi, uno dei pochi economisti schieratisi a favore del reddito di base.
Rossi individua due motivi per la bocciatura, che a suo dire rappresenta solo un ritardo verso l'introduzione di un reddito che prima o poi dovrà per forza di cose diventare realtà.
"Gli svizzeri sono ormai abituati a ragionare sul pacchetto già confezionato, quindi a questa votazione mancavano sia il finanziamento sia l'importo del reddito di base. Un secondo motivo è che c'erano molte ansie su un possibile massiccio arrivo di stranieri" afferma l'economista, raggiunto dai colleghi di Radio 3i. "Però sia per il primo, sia per il secondo motivo, il voto è stato in realtà più emotivo che non razionale, perché ci sono comunque delle leggi da rispettare e poi ci sarebbe dovuto essere un dibattito da approfondire per quanto riguarda l'importo e il finanziamento di questo reddito di base. Che sarà il futuro. Sarebbe stato bello già oggi avere un voto positivo per avere il tempo per ragionare su queste questioni."
"Indubbiamente si dovrà arrivare, sul piano mondiale ma anche sul piano europeo, a un reddito di base, nei prossimi 15-20 anni" prosegue Rossi. "Per svariate ragioni, non da ultimo per il fatto che il mercato del lavoro diventa sempre più competitivo e una parte delle persone che sono in questo mercato saranno sostituite da macchinari e programmi informatici molto meno cari. Inoltre una parte della popolazione attiva non è più in grado di seguire lo sviluppo tecnologico e queste persone avranno delle difficoltà ad arrivare a fine mese. Occorrerà un sistema finanziariamente solido, perché né l'AVS né l'assicurazione disoccupazione saranno in grado di finanziarsi in prospettiva dei prossimi 20 anni."
Secondo Sergio Rossi non si tratta di un'occasione sprecata, bensì di un'occasione utile per dibattere. "Però purtroppo il dibattito è stato di pancia, senza alcun argomento razionale ma con degli slogan improntati al populismo" afferma l'economista. "Il dibattito sarà da approfondire e anche gli iniziativisti dovranno sforzarsi per avere un modello di finanziamento sostenibile e determinare con maggiore precisione l'importo. Per alcuni questi 2'500 franchi al mese sono apparsi troppi, ma in realtà se guardiamo nel dettaglio è appena più che il minimo vitale. Bisognerà convincere meglio la popolazione e questa possibilità sarà data maggiormente nel futuro quando l'impiego sarà sempre più raro e la popolazione invecchierà sempre più."
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