
Per due sabati, l’antico villaggio di Redde è tornato a vivere tra combattimenti, artigianato, spettacoli e taverne. La festa medievale, organizzata dall’associazione Redde Vive, ha riportato il pubblico sulla collina di San Clemente, nei boschi tra Vaglio e Lugaggia, dove fino al XVI secolo sorgeva un insediamento.
Delle antiche abitazioni oggi restano soprattutto alcuni muretti, oltre alla chiesa e alla torre, il simbolo del villaggio. «Una volta ogni due anni rianimiamo il paese e cerchiamo di ricostruire quello che era il villaggio di Redde», spiega il membro di comitato Giacomo Cattaneo.
L’atmosfera è quella di un vero borgo medievale: si parte dai lanci con il trabucco e si arriva agli scontri tra cavalieri, passando per le dimostrazioni degli artigiani. Diverse associazioni propongono combattimenti all’arma bianca ispirati ai trattati dell’epoca, mentre i più piccoli possono cimentarsi con spade e scudi a loro misura o provare il tiro con l’arco vichingo.
Sono tra le 4’000 e le 5’000 le persone che arrivano a Redde per ognuno dei due sabati in cui si svolgono le feste. Un pubblico composto soprattutto da famiglie, attirate da un programma che unisce ricostruzione storica e intrattenimento.
Anche il denaro è medievale
A Redde si paga con una moneta locale, il «redde», utilizzata per acquistare cibo, bevande e prodotti alle bancarelle. Dietro la festa c’è però un’organizzazione tutt’altro che semplice. Il sito si trova infatti nei boschi, a circa mezz’ora a piedi dal paese più vicino. Non dispone di corrente elettrica né di ampi spazi per posteggi e si raggiunge attraverso una strada sterrata.
«Organizzativamente è molto impegnativo», sottolinea Cattaneo. «Dobbiamo portare e costruire tutto venendo da Tesserete o da Vaglio. Ma forse è anche quello il bello».
La manifestazione tornerà tra due anni, quando Redde sarà nuovamente trasformata in un villaggio popolato da genti guerriere, artigiani, giullari e personaggi «straordinari».

