
In Ticino sarebbe attiva una cellula di reclutamento dello Stato islamico. Ad anticipare la notizia è il quotidiano italiano La Provincia di Como, che in un articolo pubblicato oggi evidenzia i legami tra questa presunta cellula e i vertici del centro culturale di via Domenico Pino a Como, da anni sotto osservazione da parte delle autorità italiane.
La notizia emerge in seguito all'espulsione del tunisino Belgacem Ben Mohamed Belhadj a causa delle sue posizioni troppo estreme. Attivo presso il centro culturale comasco da undici anni, il 49enne tunisino è stato per anni un osservato speciale della magistratura, in particolare nell'ambito di un'inchiesta su una filiera di arruolamento che si occupava di inviare aspiranti jihadisti in Cecenia. Nel 2005, inoltre, era stato allontanato un altro tunisino, vicepresidente dell'associazione, che vantava pure legami con una controversa moschea di Torino.
Inoltre sembra che diversi emissari di non meglio precisate "comunità islamiche svizzere" siano stati visti presso il centro di via Pino a Camerlata in occasione di incontri che il ministero ritiene svolti per discutere del reclutamento di giovani aspiranti jihadisti intenzionati a raggiungere Siria, Libia e altri teatri di guerra.
La Lega Nord ha immediatamente chiesto la chiusura del centro in via Pino, evidenziando come dal 2004 quattro presunti terroristi siano già stati espulsi dall'Italia.
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