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Ticino
Reati economici, il 51% è italiano
Redazione
11 anni fa
Il bilancio 2014 della Sezione reati economici finanziari: 179 le inchieste, 31 gli arresti

Il 2014 della Sezione reati economico finanziari (REF) è stato caratterizzato da numerose inchieste che vedono sullo sfondo tre fatti di grande attualità: il perdurare della crisi economica in Europa, il progressivo smantellamento del segreto bancario e le incertezze sugli accordi fiscali per lo scambio di informazioni finanziarie tra Italia e Svizzera.

Lo si legge nel bilancio dello scorso anno della sezione, che ha lavorato a 179 inchieste procedendo a 31 arresti. Il 51% delle persone denunciate sono di nazionalità italiana, il 39% di nazionalità svizzera mentre il rimanente 10% è suddiviso in altre nazionalità.

I reati finanziari maggiormente denunciati in Ticino sono sempre la falsità in documenti (art. 251 CP), la truffa (art. 146 CP), l’appropriazione indebita (art. 138 CP), l’amministrazione infedele (art. 158 CP) e il riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). 

Alcune attività in cifre

• 176 perquisizioni sia domiciliari che presso uffici di varia natura• 106 inchieste nelle quali sono state fornite alla Magistratura dettagliate informazioni dipolizia su persone o società inquisite• 27 inchieste che hanno richiesto complesse e approfondite ricostruzioni finanziarie• 46 inchieste minori le cui indagini di Polizia hanno permesso ai Magistrati di deciderein merito alle denunce sporte• 498 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali• 31 persone arrestate

Cassette di sicurezza in mano a fiduciari e privati

Molte inchieste legate al settore finanziario e parabancario traggono origine da fatti o persone legate all’Italia, una delle nazioni europee con il maggiore tasso di criminalità economica. La fase di grandi cambiamenti per la Svizzera legata agli accordi fiscali, al segreto bancario, al nuovo assetto delle relazioni internazionali finanziarie, crea incertezza nel mondo economico e finanziario e porta taluni operatori a comportamenti illeciti. In quest’ambito è emerso il fenomeno delle cassette di sicurezza in mano a fiduciarie e privati che, non dovendo sottostare alle norme della FINMA, stanno sempre più fiorendo nel Cantone.

I motivi di questo mercato sono chiari: forte domanda da parte di clientela che non vuole o forse non può dichiarare i propri averi al fisco e contemporaneamente la dismissione di immobili da parte di banche che si stanno ritirando dalla piazza. Un fenomeno in espansione che deve essere urgentemente regolamentato. Si constata nel settore fiduciario la presenza di un numero sempre maggiore di attori, quasi sempre stranieri sprovvisti dell’autorizzazione all’esercizio e non affiliati ad un organo di autodisciplina, che commettono tutta una serie di illeciti penali e fiscali. Alla base troviamo nuovamente clienti italiani che vogliono sfuggire alla morsa del fisco del loro paese ma una volta ottenuto un permesso di residenza in Ticino anche da quello ticinese. Fra i danneggiati quindi c’è anche lo Stato attraverso le assicurazioni sociali (disoccupazione, infortuni, invalidità) e il fisco, che viene rapidamente informato delle risultanze d’inchiesta ma spesso quando i buoi sono già fuggitidalla stalla.

Società prive di capitale

La presenza in Ticino di società prive di capitale è ormai divenuta una malsana costante e le inchieste hanno messo in chiara luce che ci sono persone che fanno del commercio di mantelli giuridici la loro principale attività. Questo malcostume non è avulso dal fatto che anche nel 2014 in Ticino c’è stato il boom di fallimenti (+51%), mentre nel resto della Svizzera si registra un calo del 9% tra gennaio e settembre. Ne è un chiaro esempio l’inchiesta contro una persona che da anni svolgeva abusivamente attività fiduciaria nel Luganese e che ha fatto rogare decine di società (SA e Sagl) apportando fittiziamente il capitale azionario. Le società vuote venivano poi rivendute generalmente a stranieri per alcune migliaia di franchi. Questo modo di agire configura il reato di ottenimento fraudolento di falsa attestazione, poiché viene ingannato il notaio che attesta falsamente la liberazione del capitale azionario che di fatto non esiste. Anche l’inchiesta aperta nei confronti di unasocietà, che svolgeva da anni l’attività fiduciaria senza essere in possesso della necessaria autorizzazione, si inserisce perfettamente in questo contesto.

Fra le attività svolte anche la costituzione di società (prevalentemente anonime, non operative e senza uffici o stabilimenti propri) con liberazione “fittizia” del capitale, messe poi a disposizione di presunti imprenditori italiani. Le società svizzere sostanzialmente servivano per “ottimizzare” il carico fiscale delle società italiane riconducibili a questi imprenditori, oppure per far figurare il trasferimento dell’attività stessa in Svizzera. Un altro degli scopi era anche quello di svuotare le società italiane, attraverso l’emissione di fatture false, in vista di una liquidazione volontaria. Latenuta della contabilità delle società svizzere dei clienti era a dir poco carente e spesso falsa. 

Infine la fiduciaria si prestava anche per far ottenere a cittadini italiani (i presunti imprenditori che diventavano azionisti delle SA costituite dalla “fiduciaria”) il permesso di dimora B mediante domiciliazione fittizia. Per questa inchiesta i reati ipotizzati sono la truffa, l’amministrazione infedele, la falsità in documenti, il conseguimento fraudolento ed esercizio abusivo della professione di fiduciario, la frode fiscale e riciclaggio.

Riciclaggio di farmaci e prestazioni mai ottenute

Merita una segnalazione pure l’inchiesta per riciclaggio e falsità in documenti relativa alla messa sul mercato all’estero di farmaci di provenienza illecita il cui provento, oltre 10 milioni di euro fra il 2007 e il 2012, è poi stato riciclato in Svizzera. I fatti sono avvenuti con la complicità in Ticino di due fiduciarie e un bancario, e hanno visto la chiusura e messa in liquidazione di una delle due fiduciarie che operava senza autorizzazione. Vi è anche chi sfrutta l’immagine della Svizzera a scopi illeciti come si evince dall’inchiesta che ha visto la chiusura di 2 fiduciarie, riconducibili ai medesimi imputati (entrambi italiani), che avvicinavano imprenditori italiani in difficoltà promettendo finanziamenti tramite complessi strumenti finanziari legati a inesistenti garanzie bancarie e linee di credito, riuscendo così a farsi anticipare spese per l’emissione del credito/finanziamento, in realtà mai erogato. Per la trentina di vittime il danno ammonta a circa 2,5 milioni di franchi.

Nel settore assicurativo privato, grazie al coinvolgimento degli agenti in formazione della polizia giudiziaria, si è proceduto in breve tempo all’interrogatorio di oltre 120 clienti di un centro estetico per il quale nel 2012 era stato aperto un procedimento penale. Questi clienti sono stati sentiti in veste di imputati poiché hanno coscientemente trasmesso alle loro casse malati fatture del centroestetico riportanti prestazioni mai ottenute, ma riconosciute dalle assicurazioni complementari, con lo scopo di ottenerne indebitamente il rimborso. Il danno è quantificabile tra i 650'000 e gli 800'000 franchi.

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