
Chiamati oggi alle urne per eleggere Governo e Parlamento i ticinesi hanno riconfermato quattro dei cinque consiglieri di Stato uscenti. Il grande escluso è il ministro PPD uscente Paolo Beltraminelli, scalzato dal rivale Raffaele De Rosa.
Stando ai risultati definitivi dei 115 Comuni scrutinati il tandem Lega-UDC è risultato il primo partito col 27,86% delle preferenze. Seguono il PLR (24,49%), il PPD (18,23%) e il PS (17,06%). I popolari democratici hanno invertito una tendenza negativa con un +0,69% rispetto al 2015 mentre il PS ha fatto un balzo in avanti del 2,25%.
Un colpo di coda di due partiti confrontati, il PS in particolare, con la perdita del seggio oppure una vera e propria inversione di tendenze? Ticinonews lo ha chiesto al politologo Nenad Stojanovic.
“Quello del PPD è un dato molto sorprendente: il partito è riuscito a invertire seppur di poco una tendenza negativa ininterrotta dagli anni Settanta. C'è stata una leggera inversione, forse effetto della candidatura di Raffaele De Rosa, che stranamente nessun sondaggio ha previsto. Va anche ricordato che è raro che un uscente venga scalzato da un compagno di lista. Era successo nel 2007 con Marina Masoni, ma prima ancora nel lontano 1947, sempre in casa del PPD. È anche interessante che un candidato originario dall’Italia del sud sia riuscito ad essere eletto. Che io sappia finora non è mai successo”.
Per quanto riguarda il Partito socialista, invece, si può parlare di mobilitazione del partito stesso e dell’area progressista: “Mi sarei aspettato un maggior travaso di voti dai liberali ai socialisti - prosegue Stojanovic - Il PS migliora i risultati del 2015 e del 2011 ma non raggiunge quelli del 2007 e del 2003. Diciamo che ritorna a una situazione simile a quella di 12 anni fa. La prova del nove ci sarà in ogni caso domani e non credo che il PS e soprattutto il PPD (che ha perso qualcosa in termini di percentuale di schede rispetto al 2015) possano confermare questi risultati”. Si prospetta dunque una perdita di qualche seggio.
Un altro risultato sorprendente, ma in negativo, è stato quello dei Verdi. Gli ecologisti sono passati dal 6,56% di quattro anni fa al 4,33% di oggi. “A livello di lista si sono quasi dimezzati, da un lato questo si spiega con il voto utile al PS. Sicuramente domani andrà meglio, ma si tratta di un calo molto importante. È possibile che lo spettro della perdita del seggio socialista abbia spinto più elettori verdi a soccorrerli”.
Niente Onda verde in Ticino, dunque. “Mi sarei aspettato un partito più stabile - prosegue il politologo ticinese - Pagano la dirigenza Savoia che, dopo un inizio positivo, ha preso decisioni discutibili come appoggiare l’iniziativa dell’UDC contro l’immigrazione di massa”.
“L’Onda verde non ha avuto la stessa portata qui in Ticino perché l’agenda politica è dominata dalla Lega. I problemi ambientali vengono scaricati sui frontalieri e il Movimento assorbe quindi quasi tutte le preoccupazioni su questo tema. Ricordo che il Dipartimento del territorio è in mano leghista dal 1995 e i problemi come i grandi centri commerciali attira-traffico sono dovuti a una scarsa pianificazione delle Lega stessa, ma gli altri partiti non sono stati capaci di puntare il dito contro questi risultati”.
Ad aver influito sulla ‘diluizione’ dell'Onda verde in Ticino - spiega ancora Stojanovic - ha contribuito la partecipazione al voto. “In Ticino è stata di gran lunga superiore rispetto a Cantoni come Berna, Zurigo e Ginevra, dove si è attestata attorno al 30%”. Dati che si spiegano con la forte concentrazione di media in Ticino che ha dato ampio spazio alla campagna elettorale.In vista di domani, Stojanovic ritiene che gli ecologisti possano al massimo confermare i loro seggi se non addirittura perderne uno. “In ogni caso sarebbe una battuta d’arresto”.
Quel che è certo, infine, è che l’uscente Beltraminelli ha pagato a caro prezzo lo scandalo Argo1, mentre Claudio Zali - scivolato dal primo posto del 2015 al terzo di questa tornata – potrebbe aver accusato il colpo dell’abrogazione della LIA e dello stallo sulla tassa di collegamento, due dei suoi cavalli di battaglia. Norman Gobbi, invece, non sembra aver risentito dello scandalo dei cosiddetti permessi facili. “Beltraminelli ha certamente pagato per Argo, ma va anche detto che De Rosa ha fatto una campagna molto capillare che si è rivelata efficace. È invece prematuro fare speculazioni sui motivi del calo di Zali, mentre per quanto riguarda Gobbi, ricordo che la questione permessi è stata molto meno presente sui media e non ha avuto lo stesso impatto sull’opinione pubblica di Argo 1”, ha concluso Stojanovic.
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