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Ticino
Rapine in Ticino, condanne in Appello per padre e figlio
Rapine in Ticino, condanne in Appello per padre e figlio
Rapine in Ticino, condanne in Appello per padre e figlio
Redazione
7 anni fa
I due facevano parte di una banda che nel 2017 rapinò cinque distributori a Ligornetto

Due degli autori delle cinque rapine avvenute tra marzo e luglio 2017 ai danni di tre distributori Eni e due Piccadilly a Ligornetto sono stati condannati ieri in Appello a complessivi 10 anni di carcere. Più in dettaglio, riferisce La Prealpina, i due imputati, padre e figlio, dovranno scontare rispettivamente quattro anni e due mesi cinque anni e otto mesi di carcere.

Il figlio, un 30enne varesino di origini calabresi, ha tentato invano di scagionare il padre sostenendo di aver compiuto le rapine da solo, ma non è stato creduto. I giudici della terza Corte d’Appello di Milano hanno confermato sia la qualificazione giuridica della contestazione di reato (associazione per delinquere finalizzata a commettere rapine) sia la sentenza di condanna di primo grado emessa dal gup del Tribunale di Varese. La pena inflitta al genitore 57enne è stata invece ridotta seguito del concordato in appello (il patteggiamento di chiama così in secondo grado).

Padre e figlio, entrambi in carcere (a Varese, perché l’Italia ha respinto la richiesta di estradizione elvetica), sono stati considerati i personaggi di maggior “peso” criminale dentro una banda di rapinatori in trasferta in Svizzera. Uno dei suoi membri, lo ricordiamo, è nel frattempo deceduto.

Il primo colpo contestato alla banda, sgominata definitivamente lo scorso giugno dalla Squadra Mobile, risale al 16 marzo 2017, quando un uomo col volto coperto aveva assaltato il Piccadilly di Ligornetto, facendosi consegnare 2'200 euro in contanti e fuggendo verso il confine di Cuvio in sella a uno scooter rubato. A questo colpo ne erano seguiti altri quattro: il 29 marzo, il 22 aprile, il 9 maggio (fallito) e il 24 luglio 2017 (vedi articoli suggeriti).

La Corte d’Appello si è presa 70 giorni per il deposito delle motivazioni. Più che probabile, spiega il foglio varesino, il ricorso in Cassazione per il 30enne.

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