Cerca e trova immobili
Ticino
Rapinatore potrà tornare in Svizzera tra 2 anni
Rapinatore potrà tornare in Svizzera tra 2 anni
Rapinatore potrà tornare in Svizzera tra 2 anni
Redazione
10 anni fa
Il TF ha parzialmente accolto il ricorso di un cittadino italiano, colpito da un divieto di entrata valido fino al 2024

Ha ottenuto una vittoria parziale davanti al Tribunale federale un cittadino italiano nei confronti del quale, il 13 agosto 2014, l'Ufficio federale della migrazione (oggi Segreteria di Stato della migrazione) aveva emanato una decisione di divieto d'entrata in Svizzera e nel Liechtenstein della durata di dieci anni, ossia fino al 12 agosto 2024.

Il 29 ottobre 2013 l’uomo era stato condannato dalla Corte delle assise correzionali di Bellinzona ad una pena detentiva di 22 mesi, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, per ripetuti atti preparatori punibili di rapina, ripetuta rapina consumata e tentata nei confronti di un distributore di benzina (vedi foto), nonché tentato furto. I fatti risalgono al periodo tra l'ottobre 2012 ed il gennaio 2013.

Preso atto della condanna subita, l'Ufficio federale della migrazione gli aveva imposto il divieto di entrata sul suolo svizzero per una durata di 10 anni. Tale divieto viene pronunciato per una durata massima di cinque anni e può essere per una durata più lunga "se l'interessato costituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici". Contro questa decisione l’uomo ha inutilmente presentato ricorso, nel luglio scorso, al Tribunale amministrativo federale.

Il 1° settembre 2016 il cittadino italiano si è così rivolto al Tribunale federale, chiedendo l’annullamento del provvedimento restrittivo preso nei suoi confronti. L'uomo ha inoltre chiesto di essere ammesso al gratuito patrocinio e all'assistenza giudiziaria. Il Tribunale amministrativo federale e la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino hanno rinunciato a presentare osservazioni, mentre la Segreteria di Stato della migrazione ha chiesto di respingere il ricorso.

Negli scorsi giorni i giudici di Mon Repos si sono espressi in merito e hanno parzialmente accolto il suo ricorso.

Dagli atti, infatti, emerge che il ricorrente è al beneficio di un contratto di lavoro stabile quale magazziniere ed autista in Italia, "grazie al quale percepisce un reddito regolare che gli permette di fare fronte alle proprie spese, di procedere al versamento degli alimenti in favore dei figli e di ripagare i propri debiti". Ciononostante il Tribunale amministrativo federale aveva considerato che non si potesse escludere “che in futuro - qualora vi fosse un improvviso peggioramento della situazione personale ed economica, paragonabile allo stato di difficoltà nel quale l'interessato si era trovato quando aveva commesso gli atti delittuosi oggetto della condanna a 22 mesi di pena detentiva - spinto dallo stato di bisogno e per fare fronte ai propri impegni, l’uomo non potesse nuovamente commettere altri crimini”.

Ed è proprio questa argomentazione a non aver convinto il Tribunale federale, che ha pertanto ritenuto ingiustificato un divieto di entrata di dieci anni. “Il Tribunale amministrativo - si legge nella sentenza - non poteva infatti limitarsi a formulare supposizioni in merito, ledendo il principio della presunzione d'innocenza”. Pertanto, "senza volere minimizzare i reati per i quali è stato condannato occorre rilevare che il ricorrente non risulta avere concretamente messo in grave pericolo la vita o l'integrità fisica altrui”.

Tuttavia, a differenza di quanto sostenuto nel ricorso, sulla base dei fatti contenuti nel giudizio impugnato si giustifica tuttavia di fissare il divieto d'entrata a una durata di cinque anni e non di ridurla ulteriormente. Il ricorso è stato parzialmente accolto e la durata della validità del divieto d'entrata pronunciato nei confronti del ricorrente è ridotta dal 12 agosto 2024 al 12 agosto 2019.

La domanda di assistenza giudiziaria è stata invece accolta.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata