
La tentata rapina del 2 luglio 2024 ai danni della gioielleria Taleda è stata organizzata nei minimi dettagli. È andata in scena in pieno giorno e nel pieno centro di Lugano, gli autori hanno agito a volto scoperto prendendo di mira quattro persone dimostrando così una particolare audacia. I sette a processo da lunedì sono tutti colpevoli stando alla sentenza pronunciata oggi dal presidente della corte Amos Pagnamenta il quale ha inflitto pene che vanno dai 28 mesi di carcere ai 14 anni. Quest’ultima condanna – la più grave – riguarda il cittadino serbo di 50anni, cioè l’ideatore del colpo, come da lui stesso ammesso. Non solo è stato riconosciuto colpevole di rapina aggravata, ma anche di tentato assassinio. Ha provato a sparare al poliziotto intervenuto quel giorno (non ci è riuscito grazie alla sicura), mostrando – secondo il giudice – disprezzo per la vita umana e una freddezza che «mette i brividi».
«Voleva sparare per garantirsi la fuga»
L’uomo ha continuato a riempire lo zaino nonostante la presenza dell’agente: quindi, secondo Pagnamenta, non riteneva conclusa la rapina; pensava che sarebbe potuto fuggire con il bottino ciò che, però, presupponeva l’eliminazione di chi si era presentato alla porta del negozio. Insomma, ha cercato di sparare al poliziotto per garantirsi la fuga. Agli altri tre autori materiali della rapina sono state inflitte condanne che vanno dai 9 ai 6 anni di carcere. Quanto ai tre alla sbarra che non era fisicamente presenti alla gioielleria, due sono stati considerati correi. Conoscevano i dettagli del piano, anche se hanno cercato di sostenere il contrario. Uno di loro, in particolare, ha presentato affermazioni che «hanno rasentato il ridicolo», ha ritenuto il giudice. La donna, invece, è stata ritenuta solo una complice essendo lei stata una figura marginale e facilmente interscambiabile.
Processo con straordinarie misure di sicurezza
Ricordiamo che il processo si è svolto con straordinarie misure di sicurezza. Gli imputati, la corte, l’accusa e la difesa si trovavano in carcere, mentre i dibattimenti si sono potuti seguire in streaming dall’aula del tribunale penale cantonale. L’appartenenza alla banda internazionale Pink Panthers, quantomeno dell’autore principale della rapina, era già stata accertata in precedenza.

