
È infine partito il ricorso contro il rally del Ticino, che si terrà il prossimo 23 e 24 giugno nel Mendrisiotto. 141 cittadini del Mendrisiotto e del Luganese, spalleggiati da due associazioni cantonali e tre sezioni locali di partiti, hanno inoltrato un ricorso congiunto al Tribunale amministrativo cantonale. Secondo gli oppositori il Consiglio di Stato ha violato chiare disposizioni del piano cantonale di risanamento dell'aria che escludono lo svolgimento del rally.
"Il Piano di risanamento dell'aria (PRA) è uno strumento vincolante per le autorità cantonali e comunali che vuole mitigare l'inquinamento eccessivo dell'aria: esso statuisce letteralmente che nel Mendrisiotto e negli agglomerati qualsiasi manifestazione motoristica è vietata dopo il 15 giugno" scrivono gli oppositori. "Questa disposizione vuole in particolare contenere le concentrazioni di ozono nell'aria che col caldo e il bel tempo salgono alle stelle e che traggono la loro origine dalle emissioni industriali, domestiche e dal traffico".
I ricorrenti - primo firmatario Dott. Giorgio Noseda di Morbio Inferiore, sostenuto dalle associazioni Cittadini per il territorio (Riva San Vitale), l'Associazione traffico e ambiente, Pro Natura Ticino, Cittadini per il territorio del Mendrisiotto, I Verdi del Mendrisiotto, I Verdi di Lugano, il Partito socialista Mendrisiotto - contestano al Consiglio di Stato di aver ignorato questi vincoli e di minimizzare il rischio di danni alla salute della popolazione autorizzando il rally in un periodo in cui "l'inquinamento atmosferico è solitamente altissimo e ciò malgrado il preavviso negativo della Sezione per la protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo".
I ricorrenti criticano in particolare la modalità del Rally che "moltiplica a dismisura il traffico, il rumore e gli intralci connessi ai numerosi spostamenti degli equipaggi e del pubblico al loro seguito tra una prova speciale e l'altra. Tali spostamenti sarebbero stati evitabili con una pianificazione più accorta della manifestazione sempreché la si voglia davvero proporre; anche per il rispetto del PRA sarebbe bastata un po’ di buona volontà (anticipare di due settimane). Il Consiglio di Stato in questo frangente sembra dunque disimpegnarsi dal rispetto delle leggi e dei principi giuridici a tutela della salute".
Gli oppositori ritengono infine che il Rally sia "diseducativo" perché esalta gli aspetti più "insostenibili della mobilità motorizzata premiando il rischio e l’alta velocità sulle nostre strade. A quasi 15 anni dal bando del piombo nella benzina, deciso per ridurre i danni alla salute pubblica, i rallisti possono ora nuovamente attingere, col beneplacito delle autorità, alla benzina al piombo, "un privilegio" assurdo e anacronistico a detta dei ricorrenti".
Per prevenire una verifica della correttezza dell'autorizzazione, la Sezione della circolazione ha predisposto che la manifestazione possa svolgersi anche in caso di ricorsi contrari, ricordano i ricorrenti. Una disposizione che ritengono "scandalosa" e che chiedono al Tribunale amministrativo cantonale di revocare visto che nega alle persone toccate la possibilità di difendere i propri interessi. "E' inaccettabile", concludono i ricorrenti, "che in tal modo le autorità tentino di sottrarsi all'obbligo di rispettare esse stesse le leggi e le proprie disposizioni emanate a tutela della salute pubblica".
Già all'indomani dell'annuncio della gara, ricordiamo, numerose associazioni ambientaliste e i Verdi del Mendrisiotto avevano protestato contro il via libera concesso dal Governo, preoccupati per l'impatto ambientale che tale manifestazione potrà avere nella regione. Sul tema erano pure state inoltrate due interrogazioni al Consiglio di Stato.
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