
Non ha finora suscitato particolari reazioni in Ticino l'annuncio dato martedì dal Dipartimento federale delle finanze dell'avvenuta sottoscrizione tra Svizzera e Italia, da parte dei rispettivi negoziatori, di un nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri e di un protocollo che modifica le disposizioni della Convenzione contro le doppie imposizioni.
Nessuno, tranne i negoziatori, conosce ancora i dettagli di questi accordi, per cui per una presa ufficiale del Consiglio di Stato occorrerà attendere fino a gennaio, quando si terrà un incontro con il direttore del Dipartimento federale delle finanze, che allora sarà già Ueli Maurer, e con il negoziatore elvetico.
Se tra i ticinesi c'è prudenza, quindi, lo stesso non si può dire per i nostri vicini italiani, che hanno già espresso numerose opinioni critiche nei confronti dell'accordo.
Ultima in ordine di tempo quella del sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell'associazione dei Comuni italiani di frontiera, Pietro Roncoroni, che già martedì aveva fatto sapere di non gradire la nuova intesa.
Ieri, in un'intervista pubblicata sul quotidiano La Prealpina, Roncoroni rincara la dose parlando di "grande peggioramento" per i frontalieri, che con il nuovo accordo potrebbero ritrovarsi a dover pagare il doppio di tasse rispetto a oggi.
"Certo, nell’immediato non accadrà nulla, ma in futuro verrà avviato uno split e ci sarà un peggioramento netto delle condizioni fiscali dei frontalieri, fino al raddoppio della tassazione" spiega il sindaco di Lavena Ponte Tresa. "Ciò caratterizzerà anche le imprese del Ticino: perché non posso pensare che per i frontalieri aumentino le tasse, senza garantire loro lo stesso stipendio di adesso. Loro pensano di no, ma il rischio c’è."
In merito all'abbandono del regime dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, Roncoroni afferma che "era un sistema che funzionava, mentre adesso andiamo verso l’ignoto. A parole è garantito che il gettito verrà mantenuto come ora. Eppure siamo dubbiosi: sappiamo come funziona il meccanismo gestito dallo Stato italiano che annualmente rischierà di finire nel tritacarne delle leggi Finanziarie."
Anche i sindacati iniziano a muoversi, anche se sembrano decisamente meno preoccupati di lavoratori e amministratori locali: «Avremo una riunione coi sindacati svizzeri il prossimo 15 gennaio – afferma Paolo Lenna di Cgil Varese – e parleremo anche di questo argomento. Il problema principale è capire in quanto tempo vogliono parificare il trattamento fiscale italiano con quello svizzero. Perché se in Svizzera è di circa il 12%, da noi 30-40%. Il governo ha ipotizzato di adeguarsi in una decina d’anni, ma adesso non è chiaro quando si arriverà alla differenziazione del 70-30% delle tasse. Aspettiamo i decreti ma ricordiamo che ciò avverrà progressivamente e, a quel punto, pagando le tasse in Italia si potranno dedurre il mutuo, le spese sanitarie e tutte le altre deduzioni previste. Sciopero? Per ora non è in agenda».
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