
Continua a far discutere la decisione adottata settimana scorsa dal Gran Consiglio di invitare il Consiglio di Stato ad introdurre l’obbligo di segnalare le postazioni di radar mobili 200 metri prima della loro posizione e di separare le competenze in materia di controlli di velocità dando alle Polizie comunali delega unicamente sulle strade comunali.
Una decisione presa con soli tre voti di scarto (40 a 37), grazie al sostegno compatto di Lega, La Destra e PPD.
Proprio da quest'ultimo partito emerge però oggi una voce fuori dal coro, quella dell'ex consigliere di Stato ed ex consigliere nazionale popolare democratico Fulvio Caccia.
"Come cittadino, pedone e automobilista, padre di tre figli e con sette abiatici, sono sconcertato!" scrive il 74enne in un'opinione pubblicata oggi su La Regione.
"Che si possa e si debba insistere sulla prevenzione non ho dubbi. Ma poi, nella nostra cultura politica, viene soltanto il rispetto delle leggi, senza ma e se, e chi sbaglia paga" prosegue Caccia, secondo cui "il preavviso della postazione radar rappresenta una presa in giro per tutti quegli automobilisti che rispettano le regole e riduce il freno ai comportamenti illegali."
"Con buona probabilità, per chi sente così imperioso il bisogno del preavviso, l'adeguamento della velocità arrischia di essere limitato ai 200 metri tra l'avviso e la postazione radar" scrive ancora il popolare democratico. "Questa sarebbe sicurezza per i disonesti, non per i pedoni in particolare."
"L'avviso sull'inizio di una limitazione di velocità c'è sempre e dovrebbe largamente bastare" conclude Caccia. "Se si ritiene che il limite o l'ubicazione dell'inizio e della fine dello stesso non siano giustificati, si può sempre promuovere una verifica, magari con l'aiuto del TCS."
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