
Il Merlot, fiore all’occhiello della tradizione ticinese. Un prodotto, dato del 2024, che occupa il 71% della superficie vitata cantonale. La sua storia deve essere raccontata. Ed è per questo che è nata nel 2025 «DODAS», dal dialetto «dodici», un’associazione di produttori di merlot che ha proprio questo obiettivo. «Il Merlot è la nostra tradizione. Sarà sempre importante, però oggi ha bisogno di essere un po’ svecchiato. Dovrebbe diventare un po’ più ‘sexy’, più moderno e più accattivante. Ed è quello che noi vorremmo comunicare», ci ha spiegato la viticoltrice Gaby Gianini.
Un prodotto versatile
Dodici viticoltori, dodici amici, dodici interpretazioni di Merlot differenti per un prodotto versatile, come ci dice Johanna Sayer, collaboratrice presso la scuola di viticoltura di Changins. «È una carta d’identità del vino ticinese, ma non solo. Questo grazie alla sua fantastica pluralità. Inoltre, è molto importante avere un’uva che possa dimostrare questa grande versatilità».
Un po’ di storia
La storia del Merlot è tutta da scoprire. La sua produzione, cominciata a inizio ‘900, è da attribuire all’arrivo della filossera, un insetto che attacca le piante. I produttori di vino hanno così avuto l’intuizione di coltivare un nuovo vitigno, più resistente. Ed ecco il Merlot. «Oggi il Merlot è il numero due al mondo tra i vitigni piantati per fare vino», ci dice José Vouillamoz, ampelografo di fama mondiale. «A livello svizzero è molto importante: è il numero due tra i rossi dopo il Pinot nero. E in Ticino, ovviamente, è il vitigno più piantato».
Cura dei vitigni
Vouillamoz, però, preferisce essere chiamato ampelologo, ovvero colui che studia i vitigni. E lo fa attraverso la genetica. Il Merlot è il risultato di un incrocio naturale avvenuto nella zona di Bordeaux, dove il padre è infatti il Cabernet francs, mentre la madre - scoperta nel 2009 - è la Magdalaine noire de Charente. Una storia affascinante, che ci ha raccontato sempre Vouillamoz: «Il Cabernet franc non è cattivo, fa dei vini buonissimi. Però, con la Magdalene Noir de Charente hanno fatto qualche prova di vinificazione e il risultato non è interessante. Dunque, può capitare che due genitori discreti creino un figlio fantastico».
Cambiamenti climatici
Infine, c’è il capitolo cambiamenti climatici. In futuro ci sarà meno pioggia d’estate e più in inverno, e temperature più alte tutto l’anno. Il Merlot ha una maturità precoce; il rischio può essere di avere un’uva con troppi zuccheri e quindi troppo alcol. Questi disequilibri necessitano delle soluzioni. «Ci sono tecniche nella viticoltura, come l’irrigazione o la gestione della foglia. Ma c’è anche un grande lavoro da fare a livello di studio dei cloni. Esistono più di trecento tipi di Merlot nel mondo, ma in Ticino ne abbiamo provati cinque. E bisogna testare anche i diversi portainnesti, ovvero le piante americane da noi utilizzate. Di solito ne usiamo due o tre, ma ce ne sono centinaia. Dunque, c’è un grande campo di studio e di diversità da approfondire per il futuro», conclude Vouillamoz.

