
Il 2023 è stato un anno difficile per i viticoltori ticinesi. Una seria di concause, soprattutto meteorologiche ma anche legate ad aspetti fitosanitari, hanno limitato i raccolti che, a conti fatti, sono risultati più scarsi a livello quantitativo degli ultimi 20 anni. Ospite a Ticinonews venerdì 15 dicembre c’era Andrea Conconi, direttore dell’interprofessione della vite e del vino ticinese.
Annata 2023, “sicuramente non da 5 stelle”
“Siamo tra le vendemmie più piccole”, conferma Conconi. “Siamo in linea con quella dell'anno scorso, che è stata molto piccola per le condizioni meteorologiche, come la siccità, che hanno conseguentemente fruttato acini molto piccoli e livelli di gradazioni molto alte”. Quest'anno i problemi sono invece stati di tipo fitosanitario, in particolare legati alla peronospora, “che hanno ridotto le rese in tutto il cantone”. Insomma, una piccola vendemmia con "una media qualità, superiore a quella del 2014, ma non sarà sicuramente una vendemmia a 5 stelle”. Conconi ha però sottolineato che saranno comunque dei vini piacevoli da bere, “anche abbastanza rapidamente”.
Offerta VS richiesta
Qualità dunque nella media, ma quantità decisamente ridotta. Si riuscirà a soddisfare la richiesta? “C'è una tendenza del consumatore di bere meno e meglio. Questo fa sì che i quantitativi che oggi produciamo siano sufficienti", prosegue Conconi. "Inoltre, abbiamo la tendenza di consumo verso il vino bianco a scapito del rosso”. E questa è una grande fortuna per i viticoltori, in quanto le nostre condizioni climatiche “permettono di produrre dei buoni Merlot bianchi. Quest’anno abbiamo potuto produrre nei vigneti in pianura, che permettono delle rese leggermente più alte, anche perché il bianco necessita meno di grandi ricchezze zuccherine”.
Quali soluzioni?
Le condizioni meteorologiche sono una delle poche cose che non si possono controllare. Quali soluzioni? “Dobbiamo adattarci alla situazione climatica. L'anno prossimo partirà un progetto chiamato ViSo - vino sostenibile Ticino - che durerà 8 anni ed è sostenuto dalla Confederazione”. Questo progetto prevede sostanzialmente di “provare dei vitigni specifici, anche se c'è già chi li coltiva e il consumatore preferisce ancora il Merlot. Inoltre, aggiunge Conconi, "parleremo delle lavorazioni dei terreni. Potremmo puntare su nuovi innesti, ma nella viticoltura i passi sono molto lenti. Sono cambiamenti che implicano anni”.
Piccoli e grandi vigneti: medesima sofferenza
Quando ci sono difficoltà spesso a soffrire sono i più piccoli, anche nel caso della viticoltura. Qual è la tendenza in questo campo? “Il grande soffre come il piccolo, perché tutti e due vedono ridotta la redditività del proprio raccolto. Sul territorio ticinese ci sono circa 2'700 viticoltori per 1'190 ettari di vigna e la maggior parte di loro sono semiprofessionisti”. Questo significa che oltre ad avere una loro attività principale, lavorano anche il vigneto. “Fanno tanti sforzi per tenere curati anche dei vigneti di collina, ma sicuramente a volte preferirebbero fare altro”. Conconi ha poi spiegato che si tratta soprattutto di persone anziane “e quindi abbiamo paura che gran parte di questi vigneti - se non troviamo aiuti che vadano aldilà del prezzo dell'uva - diventeranno difficili da mantenere”.
Rincari
Ai problemi meteorologici vanno aggiunti anche quelli economici, che non hanno risparmiato il settore viticolo e il vino ticinese. Sono previsti ancora degli aumenti? “È la singola azienda che lo decide. Noi soffriamo non tanto per le bottiglie di alta qualità, che vengono prodotte anche a poco e quindi c'è un mercato che le richiede. In Ticino soffriamo della concorrenza dei vini esteri, in particolare di quelli d’entrata, ovvero quelli di una gamma che va dai 10 ai 14 franchi”. Quattro franchi sono infatti calcolati solo per l’uva presente nella bottiglia, a cui vanno aggiunti i costi di investimento della cantina, le bottiglie e tutto quello che vi gira attorno. “La marginalità in quel caso è già molto limitata, anche perché parliamo di 14 franchi a scaffale. Però viene venduto alla grande distribuzione: le bottiglie vengono vendute a meno di 10 franchi. C'è poco margine di manovra, ma anche la grande distribuzione non è d'accordo di accettare degli aumenti di prezzo”.
"Spaventano le mode, non il clima"
L’anno prossimo ci sarà un aumento dell'IVA di mezzo punto e Conconi prevede che le problematiche investiranno anche il settore vitivinicolo, così come "tutto il primario e secondario”. Il settore affronta quindi l'anno in arrivo “con tante speranze. È difficile fare dei cambiamenti molto radicali in agricoltura. Cerchiamo di adattarci. Sappiamo che oggi c'è una tendenza del consumatore verso gli spumanti e i vini bianchi. In questo caso abbiamo il Merlot e con questo polmone cerchiamo di indirizzarci soprattutto ai desideri del consumatore. Io temo di più il cambiamento delle mode, che quello climatico. Quello climatico c'è, lo viviamo, ma è molto lento. Le mode invece no: nel 2003 si estirpavano i vitigni bianchi per piantarne dei rossi e oggi si andrebbe in una tendenza diversa”, ha concluso Conconi.

