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Ticino
Rabbia e coltelli
Redazione
16 anni fa
Un portoghese e una nicaraguense a processo per aver accoltellato l’ex marito di lei. E’ successo l’estate scorsa a Mezzovico

Una storia di rabbia, violenza, continui litigi di coppia aggravati dall’alcol. Minacce, ripetuti interventi della polizia, sassi, coltelli e un martello. Una vicenda che ha portato alla sbarra oggi a Mendrisio un portoghese e una nicaraguense per il tentato omicidio dell’allora marito di lei. Gli imputati sono Flavio Cavaco, pregiudicato 23enne, giunto in Ticino per fare l’aiuto cuoco e Maria Perez, cameriera di 31 anni. I due oggi sono dunque finiti di fronte alla corte delle Assise criminali; di fronte a quei giudici e quei giurati a cui l’accusato ad inizio dibattimento si è presentato raccontando della sua infanzia difficile e di un’adolescenza costellata di battaglie e difficoltà. Ha fornito di sé l’immagine della vittima. Ma è in qualità di presunto colpevole che oggi siede sul banco degli imputati. Non solo per tentato omicidio intenzionale. La procuratrice pubblica Chiara Borelli gli contesta anche una tentata rapina, lesioni semplici, minaccia, stupefacenti, messa in circolazione di monete false, senza dimenticare i file di pornografia pedofila che la polizia ha scoperto nel suo computer. Questi sono i fatti di cui si è parlato in aula per tutto il giorno in merito all’uomo che a inizio mattinata si era presentato come la vittima di mille difficoltà e ingiustizie. Poi, nel pomeriggio, la perizia psichiatrica ha chiarito tutto: “Cavaco è una persona incapace di assumersi le responsabilità; la colpa è sempre degli altri, la sua lettura dei fatti lo vede sempre innocente e vittima". Ma in questo processo su una cosa non vi sono dubbi: lui è l’accusato. La vittima è il 40enne, marito della presunta complice, da cui si era separato prima dei fatti, avvenuti lo scorso 15 agosto a Mezzovico. Quel giorno di ferragosto i due imputati si presentarono dall’uomo armati di un martello, a cui si aggiunsero poi dei sassi e un coltello con cui colpirono la vittima in punti quali l’addome e tra il collo e il viso. Sullo sfondo discordie, odio, rancori, legati non da ultimo ad una contesa sulla custodia dei figli. Un gesto premeditato? Questo ed altri dubbi dovrà sciogliere la corte presieduta dal giudice Claudio Zali, chinata su un caso di omicidio tentato e non consumato grazie al tempestivo intervento dell’ambulanza e dei sanitari, spiega l’atto d’accusa. Matteo Bernasconi

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