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Ticino
'Questione etica': no all'esportazione di armi
Redazione
17 anni fa
Lo ha ribadito oggi in conferenza stampa il comitato a sostegno dell’iniziativa in votazione il 29 novembre

Vietare l’esportazione di materiale bellico è una questione innanzitutto etica. La Svizzera deve essere coerente con la promozione della pace e l’aiuto allo sviluppo. Esportare materiale di guerra vuol dire macchiarsi le mani di sangue. Di tutto ciò sono convinti i membri del comitato a sostegno dell’iniziativa, sulla quale dovrà esprimersi il popolo il prossimo 29 novembre, promossa dal Gruppo per una Svizzera senza esercito. I contrari a questa iniziativa hanno tacciato i sostenitori di propaganda ideologica per abolire l’esercito. Accusa rimandata al mittente. Luca Buzzi, membro del comitato per il Sì all’iniziativa ha dichiarato in conferenza stampa: “Non è assolutamente vero. La nostra iniziativa chiede semplicemente che la Svizzera, paese della Croce Rossa, depositaria di trattati universali come quelli dei diritti dell’uomo, sia esportatrice di pace. Principi che, per chi è neutrale, non si difendono con la produzione di armi che poi vengono impiegate i sanguinosi conflitti in ogni angolo del mondo". I contrari al divieto di esportazione di materiale bellico sono convinti che un sì il 29 novembre porterebbe alla cancellazione di migliaia di impieghi nell’industria. “Gli stessi che oggi parlano di posti di lavoro in pericolo dov’erano quando in Svizzera venivano licenziate migliaia di persone in altre industrie?”, si è chiesto Gianni Frizzo durante la conferenza stampa. Un problema quello dei posti di lavoro che per i favorevoli all’iniziativa non si pone se si punta alla riconversione. [email protected]

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