
Fioccano le reazioni, stamattina sui social network, alla notizia della condanna a 60 aliquote giornaliere (sospese) di un consigliere comunale di un centro del Mendrisiotto, per atti sessuali su una ragazzina 11enne. Fatti commessi nel 2009 a Santa Margherita, in Italia.
Fioccano le reazioni da parte di cittadini che vogliono sapere il nome del condannato, ma anche da parte di numerosi politici che si dicono indignati per la mitezza della condanna.
La critica più acesa giunge da un granconsigliere già contraddistintosi nella lotta alla pedofilia durante la scorsa estate (vedasi il caso Polanski), il popolare democratico Fiorenzo Dadò.
“Un altro triste caso di pedofilia. Un altro triste caso praticamente impunito!" scrive Fiorenzo Dadò, "Perché questa é una farsa, non una punizione! Di chi é la responsabilità di tanto lassismo?"
"Non credo proprio del Giudice, che in questo caso ha fatto certamente il possibile, nonostante la solita difesa dell'immancabile avvocato, che chiedeva assoluzione, quasi che la vittima fosse lei colpevole..." prosegue Dadò.
"Spesso ci si trincera dietro il Codice Penale troppo blando, quest'estate per un artista addirittura si ha osato invocare la pietà, il perdono, che fosse lui vittima di un'avvenente tredicenne...e naturalmente la solita teoria che "le sentenze non si commentano". Non si commentano? Certo! Non si commentano, quando fa comodo! In questi ultimi tempi mi sembra appunto di aver letto eccome dei commenti e anche altro sui nostri quotidiani, per bazzecole, quisquilie ( sebbene non da sottovalutare) se paragonate ad un'oscenità ignobile come questa" scrive ancora Dadò.
"Non giriamoci più attorno, per pedofili e stupratori c'é solo un luogo adatto" conclude Dadò. "Questo luogo é profondo, oscuro, freddo e solitario, solo un lumicino in alto, per indicare l'abisso in cui sono sprofondati. Un luogo che riesce ad assomigliare purtroppo solo un po' al terribile calvario a cui questi osceni personaggi hanno condannato per sempre le loro vittime. Altro che aliquote e condizionale!!"
Un commento, quello di Dadò, che in breve tempo ha raccolto molte attestazioni di stima. Come quella del collega di partito Giorgio Fonio, che si indigna per il fatto che questo consigliere comunale sia ancora in carica. "Vergogna! Almeno la decenza di dimettersi" ha scritto su Facebook il consigliere comunale di Chiasso.
E tra coloro che rispondono a Dadò vi è pure Fabio Pontiggia, condirettore del quotidiano che oggi ha dato la notizia della condanna, il Corriere del Ticino. Il quale spiega che il nome del consigliere comunale non verrà mai divulgato: "Il nome del condannato non può essere fatto perché renderebbe identificabile la bambina, traumatizzandola due volte."
Il nome non verrà fatto, ma per chi volesse almeno le sue iniziali, queste sono disponibili sul sito del Cantone: S.B.
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