
Filippo Lombardi è stato in carcere. E non in una prigione di quelle più confortevoli, bensì nelle galere di Malta, circondato da ispettori nordcoreani e della Germania dell'Est, ai tempi di Muammar Gheddafi.
Lo ha svelato lui stesso, stamattina in una scoppiettante puntata di Pane Tostato. Il consigliere agli Stati si è prestato splendidamente al gioco, regalando fior di aneddoti agli ascoltatori di Radio 3i.
"Sono finito in carcere per motivi politici, in quel di Malta" ha ammesso Lombardi. "All'epoca lì c'era un regime socialista, un po' amico di Gheddafi, con istruttori nordcoreani e tedeschi dell'est. E quel regime aveva pensato bene di adottare una legge contro l'interferenza politica straniera, per cui uno non poteva tenere un discorso senza l'autorizzazione del governo."
Lombardi però non si è fatto intimorire dalle leggi anti-stranieri. O meglio, Giulio Andreotti gli disse di non lasciarsi intimorire. "Il governo maltese per il Primo maggio faceva venire Gheddafi da una parte e Bettino Craxi dall'altra parte. Ma anche il nostro partito, all'opposizione, voleva dire qualcosa, almeno alla nostra festa in settembre. Allora hanno scelto me. Cioè hanno invitato l'ufficio politico del Partito popolare europeo, presieduto da Giulio Andreotti, il quale disse: questa è una cosa per i giovani... per Lombardi!
"Sono arrivato all'aeroporto e c'era un ispettore, che ho poi saputo aveva fatto fuori tre o quattro giovani fisicamente, che mi ha fermato e mi ha ricordato la legge sulle autorizzazioni governative" ha raccontato Lombardi. "La informo che l'autorizzazione è stata respinta, mi ha detto".
"Per impedirmi di cedere alla tentazione e di peccare mi hanno quindi rinchiuso in carcere, preventivo, durante sei ore, finché la manifestazione era terminata. Poi mi hanno lasciato andare."
"L'anno dopo sono tornato, senza annunciare che avrei parlato" ha continuato Lombardi. "Giunto in albergo, io pensavo di salire in camera invece mi hanno fatto scendere in cucina e fatto salire su un furgoncino del pesce. Per tre ore abbiamo fatto il giro dell'isola su questo furgoncino (infatti poi sapevo di pesce), e poi mi hanno portato sul palco, davanti a 50'000 persone."
Lombardi quella volta è quindi riuscito a parlare, sfidando il divieto governativo. Ma non era finita lì. "Il mattino dopo mi hanno portano sull'aereo ma il velivolo non partiva. Poi è arrivata una jeep ai piedi dell'aereo dicendo che un passeggero avrebbe dovuto scendere. Ero io. Mi hanno portato davanti a un giudice che mi ha detto che aveva violato la legge e che avrei dovuto affrontare un processo, due mesi dopo. Nel frattempo non avrei potuto lasciare l'isola. Allora ho chiamato zio Giulio e due giorni dopo ero fuori..."
Ascolta il siparietto tra Matteo Pelli e Filippo Lombardi nel file audio allegato. Buon divertimento!
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