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Ticino
"Quella mail di principio non è ammessa"
"Quella mail di principio non è ammessa"
"Quella mail di principio non è ammessa"
Redazione
8 anni fa
Il Governo ha risposto a Matteo Pronzini sull'invio di una comunicazione da parte di una direttrice di scuola media

Il Consiglio di Stato ha risposto all'interrogazione del 13 settembre scorso con cui il deputato MPS Matteo Pronzini chiedeva maggiori lumi in merito alla "propaganda" a favore della riforma 'La scuola che verrà' da parte di funzionari dirigenti della scuola, in riferimento al caso della direttrice della scuola media di Caslano che avrebbe inviato ai docenti una comunicazione nella quale si invitava a sostenere il progetto di sperimentazione tramite posta elettronica interna (dominio edu.ti.ch).

Nella sua risposta il Consiglio di Stato ha confermato che l’indirizzario edu.ti.ch "non è previsto per un uso generalizzato da parte dei detentori di un indirizzo email ad esso affiliato". Il Regolamento per la gestione e l'uso della posta elettronica nelle scuole cantonali del 31 gennaio 2010, approvato dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), "vieta espressamente gli invii di massa a scopi privati". Queste direttive, al momento in fase di revisione, specificheranno meglio in futuro che questi invii sono possibili solo da parte delle autorità scolastiche autorizzate.

Il Governo ammette tuttavia che talvolta questo principio non viene rispettato, segnatamente da parte di organizzazioni magistrali. "La cosa è stata segnalata ai tecnici, che non hanno saputo proporre soluzioni per evitare questo fenomeno, peraltro raro - si legge nella risposta fornita al deputato - Le Disposizioni sull'accesso agli stabili dello Stato da parte dei rappresentanti sindacali e sulle informazioni sindacali decise dallo scrivente Consiglio l’11 luglio 2018 (RG 3504) specificano comunque all’art. 6 cpv. 4 che l'invio di comunicazioni o materiale informativo per posta elettronica al dipendente sia ammesso solo con il suo consenso esplicito e preventivo". Nel caso segnalato nell’atto parlamentare la direttrice, "che ha inteso puntualizzare all’indirizzo dei destinatari un aspetto del progetto La scuola che verrà (SCV) che avrebbe toccato la sua sede", aveva sottoposto il testo alla direttrice della Sezione dell’insegnamento medio. Tale invio "di principio non è ammesso".

Nel suo atto parlamentare Pronzini sollevava anche dei dubbi sul contenuto della mail: "La direttrice in questione utilizza argomenti a dir poco inopportuni, o per lo meno curiosi; ad esempio insiste (con malcelato orgoglio) sulla sua precedente esperienza nell’economia privata, utilizzando un lessico che tradisce questa sua matrice (“capitale di investimento dei collegi dei docenti”, “capitale d’investimento supplementare”, ...). Un linguaggio decisamente inappropriato per parlare della scuola dell’obbligo; ma che getta una luce inquietante sui rapporti che animano i sostenitori della SCV, in particolare laddove, molto spesso, insistono sulla necessità che la scuola si “adegui” ai valori e alle esigenze “dell’economia”".

"A parte il fatto che la presunta insistenza dei sostenitori del progetto SCV sulla necessità di un adeguamento della scuola alle esigenze dell’economia è una pura illazione (del resto nel corso della campagna di votazione le critiche al progetto andavano in direzione diametralmente opposta), la lettura offerta dall’interrogante è senza fondamento, volendo dare all’uso del sostantivo ‘capitale’ una valenza fuori contesto", ha replicato il Consiglio di Stato.

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