
Non solo il Blick. In Svizzera tedesca sono numerosi gli osservatori politici che giudicano il "tricket" dell'UDC solo un'operazione di facciata, volta a far eleggere in Consiglio federale il candidato svizzero-tedesco.
Il quotidiano del gruppo Ringier, come vi abbiamo riferito stamattina, ha definito i tre candidati latini Norman Gobbi, Oskar Freysinger e Guy Parmelin unicamente dei "figuranti".
Un discorso molto simile lo fa anche l'editorialista della Berner Zeitung, Fabian Schäfer, il quale scrive oggi che "l'UDC si sta costruendo la trappola da sè".
Schäfer esordisce ribadendo che l'UDC ha diritto a due seggi in Consiglio federale. "Ma ci sono due problemi" aggiunge.
Il primo è che malgrado una preparazione durata mesi, il partito non è riuscito a presentare un candidato davvero forte, una personalità che possa essere presentata come favorito numero uno.
"È strano, ma non drammatico" scrive Schäfer, secondo cui il peso di questa mancanza aumenta con il secondo problema: "L'UDC non si accontenta di ricevere un secondo consigliere federale, ma vuole anche decidere chi deve diventare consigliere federale. E soprattutto, chi non deve diventarlo. Questo è un vero problema."
L'editorialista della Berner Zeitung ricorda che l'UDC, dopo la mancata rielezione di Christoph Blocher a vantaggio di Eveline Widmer-Schlumpf, aveva introdotto nei suoi statuti una clausola che prevede l'espulsione di chi dovesse accettare la carica di consigliere federale pur non essendo stato ufficialmente candidato dal partito.
Secondo Schäfer, che giudica questa clausola "inaccettabile", non è improbabile che l'Assemblea federale possa nominare Hannes Germann o Thomas Hurter, malgrado i vertici UDC abbiano deciso di non candidare i due sciaffusani. "Cosa succederebbe allora? Ricomincerebbe lo stesso teatrino?"
L'editorialista della Berner Zeitung passa poi ad analizzare il tricket dell'UDC, definito "una farsa".
"Norman Gobbi, "l'UDC last minute", non entra in considerazione per la maggioranza dei parlamentari" scrive. "I romandi hanno già due consiglieri federali, per cui rimarrebbe solo il candidato svizzero-tedesco. E l'Assemblea federale dovrebbe obbedire alle indicazioni dell'UDC. Così non va bene. Ci si chiede nuovamente quanto seriamente l'UDC voglia un secondo consigliere federale."
"Otto anni dopo la mancata rielezione di Blocher è ora che l'UDC torni lentamente alla ragione" prosegue l'editorialista. "Tutte le cerchie del partito che vogliono veramente un secondo consigliere federale devono riconoscere che gli statuti del partito vanno nuovamente cambiati. Con la clausola di espulsione, l'UDC si è messo in trappola da sè. Se per esempio venissero eletti un Hurter o un Germann, il partito si renderebbe colpevole della propria sottorappresentazione in Consiglio federale."
"Si può solo sperare di non arrivare a questo punto" conclude Schäfer. "L'ideale sarebbe che l'Assemblea federale faccia buon viso a cattivo gioco e che in seguito l'UDC abolisca la sua clausola di espulsione. Si tratta di un'imposizione nei confronti dei propri membri e di un atto di presunzione nei confronti del Parlamento. Nessun partito ha il diritto di scegliere da solo i propri consiglieri federali. L'Assemblea federale deve scegliere il Governo e non limitarsi ad approvare le proposte dei partiti."
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