
Che la situazione fosse questa lo si poteva intuire, ma ora c'è la certezza: tra i lavoratori interinali gli svizzeri sono divenuti una piccola minoranza.
Lo si evince dalla risposta governativa a un'interrogazione parlamentare di Elena Bacchetta (Verdi).
Dal 2000 al 2012 i lavoratori interinali in Ticino sono passati da 4'520 a 13'368. Un aumento cui hanno contribuito unicamente gli stranieri, cresciuti nello stesso periodo da 2'009 a 10'930.
L'ammontare di ore generato da tutti i lavoratori ad interim è quadruplicato, passando da 1,7 milioni a 6,5 milioni. Cifra che corrisponde a 3'200 lavoratori a tempo pieno, rispetto agli 850 del 2000.
Il Governo ricorda inoltre che nel 2013 è entrato in vigore un contratto normale di lavoro, quindi con salari minimi, nel settore delle agenzie di collocamento.
E che il consigliere nazionale ticinese Marco Romano (PPD) ha più volte sollevato il tema a Berna, ma che il Consiglio federale gli ha risposto che "il prestito di personale corrisponde a un'esigenza sia delle imprese sia dell'economia nazionale e che esistono strumenti per reagire alle ripercussioni negative."
Il Consiglio di Stato ticinese si dice comunque intenzionato a ritornare sull'argomento con la Confederazione.
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