
Il caso della parrucchiera assunta per 2000 franchi al mese presso un salone di Lugano, di cui vi abbiamo riferito ieri, ha suscitato la pronta reazione dei sindacati, i quali però non possono fare nulla a riguardo.
"Così come formulato" spiega il sindacalista OCST Giorgio Fonio, "il contratto collettivo permette a dipendenti formati all’estero di essere assunti a condizioni salariali scandalose, poiché la formazione in altri paesi non è automaticamente equiparata a quella del nostro paese. In questo modo viene vanificato l’importante ruolo della formazione professionale dei giovani parrucchieri nonché è un goffo tentativo (finora riuscito) di aggirare il salario minimo imposto dal contratto. Il nostro sindacato ha raccolto decine di casi simili e segnalato più volte questa grave situazione a livello nazionale. Ci aspettiamo dalla commissione paritetica nazionale una risposta forte nell’interesse dei dipendenti occupati presso i parrucchieri ticinesi. È responsabilità anche di Coiffure Suisse, che in un intervista di qualche mese fa aveva sollevato la stessa problematica, sostenere l’introduzione del salario minimo per tutte le persone occupate nel settore".
"2000 franchi al mese? Si, è una regola che putroppo esiste" conferma Mauro Andrioletti, presidente cantonale di Coiffure Suisse, in merito al caso emerso ieri. "Se la signora in questione non ha una formazione, dispiace ammetterlo ma è una questione legale e quindi non possiamo intervenire".
"È una regola che abbiamo contestato fortemente alla Commissione paritetica nazionale qualche anno fa quando è stato costituito il CCL" aggiunge Andrioletti. "È inadeguata per i tempi che corrono, ma è stata allora pattuita tra le parti sociali nazionali".
Il Ticino ha comunque depositato la richiesta affinché tale clausola venga abrogata nella stesura del prossimo contratto collettivo di lavoro, assicura Andrioletti. Anche se, molto presumibilmente, ci vorrà ancora del tempo prima che questa venga approvata.
Una clausola che permette per ora un grande margine di manovra per i datori di lavoro e che provoca fenomeni conosciuti come il dumping salariale e la concorrenza sleale. "Molti saloni, anche storici, sono seccati dal comportamento di chi specula sui vantaggi economici ai danni dei lavoratori. Sono numerosi i casi, ad esempio, dei saloni che fanno firmare contratti a metà tempo, per poi obbligare i dipendenti a lavorare al 100%. È una situazione che influisce sul costo orario del lavoratore e poi sulle tariffe".
"È giusto che ci sia il libero mercato, ma bisogna poter combattere ad armi pari. Non si può partecipare alla stessa gara, e correre con due mezzi diversi, biciclette e motorini".
Ci sono comunque anche buon notizie in arrivo, precisa Andrioletti. A livello cantonale verranno presto presi dei provvedimenti volti a combattere il degrado delle condizioni lavorative nell'ambito dei saloni per parrucchiere.
"Grazie al lavoro dei sindacati, siamo riusciti a ottenere la creazione di una sezione ticinese di una Commissione paritetica di categoria. Prima c'era solo quella nazionale, ora abbiamo ottenuto uno "statuto speciale" per il Ticino, vista la situazione particolare del mercato del lavoro. Ora stiamo ultimando gli accordi affinché ispettori di controllo possano operare sul territorio. Si tratta per lo più di fiduciari e giuristi che conoscono la realtà ticinese e che eseguiranno dei controlli mirati presso i saloni".
LarS
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