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Ticino
Quarant’anni dopo Chernobyl tracce di cesio nei boschi ticinesi: «Ma nessun pericolo alimentare»
Redazione
2 ore fa
Dal 1986 analizzati in Ticino oltre 1.500 campioni. Il cesio 137 è ancora rilevabile soprattutto in alcuni funghi, nei cinghiali e nei suoli boschivi, ma i valori restano ampiamente sotto i limiti di legge.

A quarant’anni dal disastro di Chernobyl, una parte della ricaduta radioattiva è ancora rintracciabile in Ticino. Soprattutto nei suoli boschivi, in alcuni funghi e, occasionalmente, nella selvaggina. Ma il messaggio delle autorità è rassicurante: non vi è alcun rischio per la salute pubblica né per il consumo di derrate alimentari. Lo confermano i controlli effettuati dal Laboratorio cantonale, che dal 1986 ha analizzato oltre 1.500 campioni, non solo alimentari ma anche ambientali.

La presenza del cesio 137

Tra gli isotopi radioattivi depositati dopo l’incidente, l’unico ancora presente è il cesio 137, che ha un tempo di decadimento di circa 30 anni. Dopo quattro decenni, spiegano gli esperti, ne resta circa il 40% rispetto ai livelli iniziali. Per misurarne la presenza si utilizzano sofisticati rivelatori gamma, capaci di identificare il livello di radioattività e gli isotopi presenti nei campioni analizzati. «L’impatto oggi è praticamente nullo», spiega Nicola Forrer, chimico cantonale. «Quasi tutte le derrate analizzate rispettano i valori di legge, e anche un lieve superamento non costituirebbe di per sé un pericolo per chi consuma questi prodotti».

Il ruolo dei funghi

Tra i migliori indicatori per monitorare la presenza del cesio 137 ci sono i funghi. In particolare il castagnino assorbe più facilmente il radionuclide ed è utilizzato per il monitoraggio ambientale. Molto meno problematico, invece, il porcino comune.

Residui nei cinghiali

Tracce residue possono ancora essere osservate anche nei cinghiali, poiché nei terreni boschivi il cesio resta più biodisponibile. È proprio il suolo forestale, spiegano gli specialisti, l’ambiente dove le tracce persistono maggiormente. «Nei suoli boschivi il cesio 137 tende a rimanere negli strati più superficiali, legato all’humus, e la sua migrazione è generalmente lenta», osserva Nicola Solcà, capo della Sezione protezione aria, acqua e suolo. Diverso il caso del lago Ceresio. Se nei primi anni successivi a Chernobyl i livelli nei pesci erano elevati, oggi non si misura più nulla: il cesio è stato inglobato nei sedimenti lacustri e progressivamente coperto da nuovi depositi puliti. «Da un lato agisce il decadimento fisico, dall’altro la biodisponibilità, cioè quanto il cesio resta effettivamente osservabile nell’ambiente: sono due processi che procedono in parallelo», spiega Solcà.

La rete di monitoraggio

In quarant’anni è cambiato radicalmente anche il sistema di sorveglianza. Oggi la Svizzera dispone di modelli meteorologici molto più precisi, in grado di prevedere la dispersione di eventuali nubi radioattive. «Oggi disponiamo di reti di misurazione molto più dense, che informano le autorità federali ogni dieci minuti sulla situazione radiologica», spiega Cristina Poretti, responsabile delle misurazioni per la Centrale nazionale d’allarme. «Inoltre, a livello internazionale siamo molto meglio collegati e possiamo ricevere informazioni in tempi molto brevi se dovesse accadere qualcosa».