
A quattro giorni dall'approvazione popolare della tassa di collegamento, è giunta oggi la risposta del Consiglio di Stato all'interrogazione "Chi ha paura del voto del popolo?", inoltrata dal deputato PLR Fabio Käppeli e cofirmatari per chiedere lumi sulla campagna a favore della tassa.
Ad irritare Käppeli e colleghi erano in particolare le pubblicità sui bus TPL e sui distributori di biglietti Arcobaleno, "tutta propaganda di Stato", come la definivano gli interroganti, "che solleva dubbi sulla provenienza dei fondi o, ed è anche peggio, non pochi timori sui mancati introiti delle aziende di trasporto pubblico, come se non sia già sufficiente il fatto di voler caricare i contribuenti ticinesi con una nuova imposta" (vedi articolo suggerito).
Ebbene, il Consiglio di Stato spiega che, in base alle informazioni a lui note, "le pubblicità a sostegno della tassa di collegamento veicolate dai mezzi di trasporto pubblico sono coordinate dal sindacato SEV e dall'Unione dei trasporti pubblici e turistici (UTPT)" e che "il costo dell'operazione e la sua modalità di finanziamento non sono noti al Governo."
Il Consiglio di Stato precisa poi di non aver partecipato al finanziamento di queste campagna pubblicitarie e che l'impegno del Cantone si è concentrato sull'opuscolo per la votazione, sull'elaborazione dei documenti necessari alla conferenza stampa del Consiglio di Stato, sul sito internet del Cantone e sull'applicazione per smartphone dedicata alla viabilità. "L'impiego di risorse dell'Amministrazione cantonale per questi lavori è minimo, e rientra nell'ambito dei normali compiti affidati ai servizi" aggiunge il Governo, spiegando inoltre che "le aziende non hanno messo a disposizione i propri spazi pubblicitari al Cantone, ma al sindacato SEV e all'UTPT" e che "non hanno rinunciato a nessun introito poiché non hanno utilizzato gli stessi spazi impiegati per altre pubblicità."
Infine nella risposta si legge che "secondo la giurisprudenza e la dottrina, il Consiglio di Stato può esporre in modo oggettivo e ponderato le proprie argomentazioni, ma deve rinunciare ad agire in modo preponderante o sproporzionato, evitando di distorcere il processo di libera formazione della volontà degli aventi diritto di voto."
"Nella fattispecie, il Consiglio di Stato reputa di aver informato la cittadinanza ticinese senza ledere in alcun modo il suo diritto a formarsi autonomamente un'opinione sull'oggetto posto in votazione popolare."
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